Borse, il rally si ferma ma Pictet non molla le azioni: la prova delle trimestrali

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mese di settembre ha interrotto una corsa durata nove mesi sui mercati azionari globali. A pesare, secondo l'analisi diffusa da Pictet AM, è stato il nervosismo degli investitori di fronte alla prospettiva di un inasprimento della politica monetaria da parte delle banche centrali, con la Federal Reserve e la Banca centrale europea orientate a mantenere condizioni finanziarie restrittive per contenere le pressioni sui prezzi.

Non per questo, tuttavia, il gestore patrimoniale e del risparmio indipendente ritiene che i rendimenti obbligazionari rappresentino oggi l'alternativa preferibile.

La crescita degli utili sostiene la scelta azionaria

La tesi di Pictet poggia su un dato quantitativo che ridimensiona il timore per le valutazioni elevate. Il divario tra il rendimento degli utili azionari e quello dei titoli obbligazionari si è compresso ai minimi degli ultimi due decenni, ma la crescita degli utili societari prevista per l'anno in corso rende meno stringenti le indicazioni che provengono dai multipli di mercato. Le stime del gestore indicano un incremento dei profitti superiore al 30% per le aziende incluse nell'indice MSCI World, un dato che giustifica il mantenimento di una posizione di sovrappeso sull'azionario.

La strategia complessiva prevede anche una posizione neutrale sulle obbligazioni e un sottopeso sulla liquidità.

Il rialzo dei rendimenti e il peso della geopolitica

Sul fronte del reddito fisso, il rendimento medio dei titoli di Stato globali ha toccato per la prima volta la soglia del 4%, portando le valutazioni su livelli definiti interessanti. A frenare un ottimismo pieno restano però il debito pubblico elevato e le tensioni in Medio Oriente, fattori che secondo Pictet contribuiranno a mantenere alti i rendimenti più a lungo. Le pressioni sui costi logistici e sull'inflazione, alimentate dal contesto geopolitico, continuano a rappresentare un elemento di incertezza per le banche centrali.

È su questo sfondo che si inserisce la lettura di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco, secondo cui la tenuta dei mercati azionari a fronte di tassi nominali elevati e volatili è riconducibile al rialzo delle aspettative di crescita economica. Lo strategist ha sottolineato come l'azionario continui a incorporare una forte accelerazione degli utili aziendali e come le prossime trimestrali rappresenteranno il banco di prova per verificare la solidità di questa ipotesi.

Il quadro macro americano e le stime sul PIL

La lettura macroeconomica di Pictet delinea una crescita globale resiliente, con l'espansione degli Stati Uniti che proseguirà al proprio tasso potenziale, attorno al 2%, trainata dagli investimenti delle aziende tecnologiche. Negli ultimi due anni la spesa legata all'intelligenza artificiale è aumentata a un ritmo annualizzato superiore al 20%, e la Fed prevede un potenziale boom di produttività legato a queste tecnologie in grado di portare al 4% il tasso di crescita del PIL statunitense nei prossimi decenni.

Un impulso che, nelle intenzioni, dovrebbe compensare ampiamente la debolezza del mercato immobiliare. Pictet mantiene tuttavia una posizione neutrale sul Paese, rilevando come siano ancora pochi i segnali che suggeriscono un'effettiva traduzione degli investimenti in intelligenza artificiale in maggiore produttività.

Europa e mercati emergenti nel posizionamento del gestore

Neutrale anche la posizione sull'Europa, dove la crescita sarà sostenuta da una ripresa sempre più ampia nei consumi, nella manifattura e nel commercio, a cui si somma la graduale trasmissione della spesa pubblica regionale in rinnovabili, difesa e infrastrutture. Secondo il gestore questo impulso fiscale consentirà al tasso di crescita della regione di avvicinarsi a quello americano, con il Vecchio Continente che potrebbe dimezzare il divario di incremento del PIL con gli Stati Uniti.

Sono però i mercati emergenti a raccogliere le stime più favorevoli: queste economie, che beneficeranno della resilienza del commercio globale e dei forti investimenti nelle catene di approvvigionamento tecnologiche e manifatturiere, avranno il maggiore potenziale di crescita degli utili, che potranno superare di circa il 66% il dato del 2025, un livello ben superiore al +30% statunitense e al +15% nell'eurozona.

L'accelerazione rispetto alle realtà più consolidate sarà visibile anche nel PIL, stimato complessivamente in aumento del 3,8% nel corso del 2026 rispetto all'1,6% dei Paesi più sviluppati.

Settori: tecnologia a sconto, declassata l'industria

Tra i settori, Pictet segnala il comparto tecnologico, con le aziende scambiate a sconto rispetto al mercato per la prima volta dall'inizio del boom legato all'intelligenza artificiale. Il settore finanziario mostra un potenziale analogo, dovendo beneficiare di tassi di interesse più elevati e di un incremento sostenuto nei prestiti alle imprese, motivo per cui il gestore ha portato la propria posizione a neutrale. Viene invece declassato a neutrale l'industriale, nel tentativo di evitare un'esposizione eccessiva alle parti dell'economia più energivore e sensibili ai tassi.

Sulla sponda opposta dell'Atlantico, i future sui principali listini statunitensi trattano misti, con il Dow Jones in leggero rialzo e l'S&P 500 in flessione, in una seduta che riflette la cautela degli operatori in attesa dei prossimi dati sugli utili.

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