Epatite A, tra focolai in Campania e casi nel Lazio: la Puglia si difende con la storica campagna vaccinale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Non c’è un allarme sanitario che tenga, quando a parlare è Pier Luigi Lopalco, la voce più autorevole in materia di epidemiologia nel Mezzogiorno. Mentre la Campania affronta un’impennata di contagi da epatite A – con decine di ricoveri concentrati nell’hub infettivologico del Cotugno a Napoli e il virus che continua a circolare in modo sostenuto – l’epidemiologo pugliese ha voluto tracciare un netto discrimine tra la situazione nella sua regione e quella delle aree limitrofe. L’occasione, per Lopalco, è stata quella di rassicurare i cittadini pugliesi, invitandoli a non rinunciare a uno dei piaceri più radicati nella tradizione culinaria locale: il consumo di frutti di mare crudi. Il suo messaggio, veicolato attraverso un lungo post social, si fonda su una certezza epidemiologica solida, costruita oltre un quarto di secolo fa.
La Puglia, spiega Lopalco, rappresenta un’eccezione nel panorama nazionale proprio grazie a una scelta controcorrente compiuta nel lontano 1998, quando venne avviata una campagna di vaccinazione universale per bambini e adolescenti. Una decisione, quella dell’epoca, che aveva suscitato più di qualche perplessità ma che oggi, a distanza di anni, restituisce un’immunità di gregge diffusa, capace di proteggere anche i giovani adulti che, altrimenti, sarebbero esposti come nel resto d’Italia. Non è così, invece, in Campania dove il virus dell’epatite A – un picornavirus a trasmissione oro-fecale – ha trovato terreno fertile. Lopalco stesso ha descritto il meccanismo con una metafora efficace: i casi sintomatici, che già si contano a centinaia, rappresentano la punta dell’iceberg, mentre il sommerso di infezioni asintomatiche, soprattutto tra i più piccoli, alimenta la catena dei contagi.
Il ruolo dei mitili e la complessità della catena di contagio
La scoperta del virus in diversi campioni di frutti di mare ha puntato i riflettori sui banchi dei pescivendoli, ma Lopalco avverte: sarebbe riduttivo addossare ai mitili l’intera responsabilità dell’outbreak campano. Se da un lato i molluschi bivalvi, filtrando l’acqua, concentrano al loro interno le particelle virali – un rischio che si amplifica in presenza di sistemi di depurazione inefficienti o in seguito a fenomeni di saturazione delle fognature dopo intense precipitazioni – dall’altro il contagio si propaga efficacemente anche per via interumana. Il lungo periodo di incubazione, che può arrivare a cinquanta giorni, e l’alta percentuale di portatori sani, trasformano ogni superficiale mancata igienizzazione delle mani in un potenziale veicolo di trasmissione. E c’è poi, aggiunge l’epidemiologo, un capitolo delicato legato alla trasmissione sessuale, in particolare tra gli uomini che hanno rapporti con altri uomini.
Mentre in Campania le ordinanze dei sindaci si susseguono – dal divieto di servire frutti di mare crudi nei pubblici esercizi fino a misure inedite come la sospensione della frutta fresca nelle mense scolastiche per evitare contaminazioni trasversali – il settore della mitilicoltura cerca di difendere la propria filiera. Le associazioni di categoria richiamano l’attenzione su un fenomeno endemico, quello della vendita abusiva di mitili, che sfugge a qualsiasi controllo sanitario e che, in momenti di allarme come questo, rappresenta un rischio concreto per la salute pubblica, oltre che un atto di concorrenza sleale verso gli operatori regolari.
Il focolaio nel Lazio: ventiquattro casi e una task force in azione
L’ombra del focolaio campano si è allungata fino al Lazio, dove la provincia di Latina ha registrato un incremento significativo di segnalazioni. L’Azienda Sanitaria Locale ha confermato che i casi complessivi hanno raggiunto quota ventiquattro, distribuiti in un’area vasta che comprende Aprilia, Fondi, Formia, Latina, Sabaudia, Sermoneta, Campodimele, Priverno, Lenola e Terracina. Sei i pazienti attualmente ricoverati all’ospedale Goretti, tutti in condizioni stabili e assistiti nei reparti ordinari, a testimonianza di una casistica che, pur preoccupante per il numero, non presenta al momento criticità cliniche di rilievo.
L’attivazione della macchina dei controlli è stata immediata. La Asl di Latina ha messo in campo una task force multidisciplinare, coordinata dalla Direzione Generale, che coinvolge il Dipartimento di Prevenzione, il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, le strutture veterinarie e l’unità di Malattie Infettive. L’obiettivo è duplice: da un lato, pianificare controlli mirati nei ristoranti e nei punti vendita alimentari della provincia per verificare la corretta conservazione e tracciabilità dei prodotti ittici; dall’altro, rafforzare il flusso informativo verso i medici di medicina generale e i pediatri, che rappresentano il primo anello di contatto con la popolazione. A questi professionisti vengono fornite indicazioni operative chiare, incentrate sull’igienizzazione accurata delle mani e sulla raccomandazione di consumare solo alimenti ben cotti, evitando prodotti crudi o poco sicuri.
Prevenzione e sorveglianza: il monitoraggio straordinario della filiera
L’attenzione delle autorità sanitarie non si limita alla ristorazione, ma si spinge fino alla fase produttiva. È in fase di valutazione, in raccordo con la Regione Lazio, l’attivazione di un piano di monitoraggio straordinario degli allevamenti di molluschi presenti sul territorio. Un’iniziativa che mira a rafforzare ulteriormente il controllo lungo l’intera filiera dei bivalvi, considerati uno dei possibili veicoli di trasmissione del virus. Le verifiche, in questo caso, si concentrerebbero non solo sui punti vendita ma direttamente sulle aree di produzione, cercando di individuare eventuali criticità ambientali legate alla qualità delle acque di allevamento.
Intanto, a Napoli, i numeri parlano chiaro: oltre cinquanta ricoveri nel solo presidio del Cotugno, con un’età media dei pazienti che si aggira tra i trenta e i quarant’anni. I sanitari ripetono che non si tratta di un’epidemia fuori controllo, ma di un focolaio circoscritto, e che nella stragrande maggioranza dei casi l’infezione ha un decorso benigno e autolimitante. Tuttavia, la pressione sul sistema sanitario è evidente e ha spinto la Regione Campania a potenziare l’offerta vaccinale gratuita, estendendola a categorie a rischio come gli operatori della filiera alimentare, il personale sanitario e i soggetti con epatopatie croniche. Un quadro, insomma, che evidenzia come la prevenzione primaria – attraverso il vaccino – rimanga l’unico strumento in grado di interrompere definitivamente la catena del contagio, laddove i controlli e le ordinanze contingenti possono solo arginarne la diffusione immediata.




