Corpo Il Vangelo di Giuda, il dubbio che diventa tradimento

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il Vangelo di Giuda, il dubbio che diventa tradimento testo: ci sono molti modi per raccontare la Passione, e il più consueto segue la traiettoria che dall’ultima cena conduce dritta al Golgota, ma Giulio Base, nel suo ultimo lavoro cinematografico, ne ha scelto uno decisamente più raro: l’angolatura, per l’appunto, di chi non capisce ciò che sta accadendo. È questa la strada che il regista – laureato in teologia, guarda caso – percorre ne “Il Vangelo di Giuda”, un’opera che entra nella storia evangelica assumendo il punto di vista del discepolo destinato a precipitare nell’equivoco più tragico della cristianità. Riducendo al minimo il dialogo tradizionale e affidando gran parte della narrazione a una voce fuori campo, quella di Giancarlo Giannini, Base trasforma Giuda in una coscienza che racconta, che dubita e interpreta i fatti mentre questi accadono, quasi fosse un flusso interiore che attraversa il film come una litania laica.

Il meccanismo dell’errore

Il lungometraggio, presentato con folla glamour al cinema Adriano di Roma dopo il passaggio al Festival di Locarno, non dipinge il traditore come un mostro, né lo assolve completamente; lo restituisce piuttosto alla sua umanità più fragile, quella di un amministratore – colui che custodiva la borsa comune – ossessionato dalla concretezza delle cose. Su questo primo strato se ne innesta un secondo, più inquieto: Giuda è l’interprete sbagliato. Una scena destinata a far discutere vede Gesù scrivere per terra “Non morirò mai”, un gesto che richiama l’episodio della donna adultera ma che qui diventa un grimaldello narrativo. Il discepolo legge in quelle parole la conferma che la Passione sia solo una fase provvisoria, e quando durante l’ultima cena arriva l’imperativo “quello che devi fare fallo presto”, lo interpreta come un ordine tattico, non come un atto di consegna definitiva. Arriva a convincersi che il Maestro voglia essere arrestato per evitare una strage, e che la prigione sia una soluzione temporanea. La tragedia, insomma, nasce qui: non dall’odio, ma da un’illusione di onnipotenza esegetica.

La scena del bacio e il peso delle monete

Uno dei momenti più intensi della pellicola, che vede nel cast anche Rupert Everett nei panni di Caifa e lo stesso Abel Ferrara in quelli di Erode, è la resa del bacio nel Getsemani. Non è un semplice segnale convenzionale per indicare ai soldati chi arrestare; diventa un gesto di prossimità drammatica, una forma di intimità che rende l’atto ancora più lacerante. Il regista insiste molto sulla forza simbolica dei gesti: il lavarsi le mani di Pilato assume la forma di un atto teatrale di deresponsabilizzazione, mentre le trenta monete d’argento che rimbalzano sul pavimento producono il suono metallico della colpa che si riversa sull’altare della consapevolezza. Quando la realtà irrompe – l’arresto, il processo, la condanna – il personaggio entra nel terzo strato della sua costruzione, quello tragico. La confessione “Ti ho ucciso io” si rovescia immediatamente in accusa: “Sei tu il traditore”. È il meccanismo profondo di chi non regge il peso del proprio errore e cerca un colpevole più grande, in un cortocircuito emotivo che lascia il di Giuda sospeso, mentre sullo sfondo la storia del mondo cambia direzione.

Il Mysterium Festival e la cultura a Taranto

Mentre il cinema si interroga sulla teologia del dubbio, la scena teatrale tarantina si prepara ad accogliere due eventi di segno opposto ma ugualmente intensi. Mercoledì 8 aprile, il Teatro Orfeo ospita Peppe Barra con il recital “Buonasera a tutti”; l’artista, che fonde cultura colta e popolare con una maschera sarcastica e un’estensione vocale capace di spaziare dai registri più profondi a quelli più acuti, porterà in scena quella che è stata definita “l’anima partenopea” in mille e una resurrezione. Una settimana prima, il 1° aprile, sempre al Teatro Orfeo, andrà in scena l’oratorio “Dalla culla alla croce – La vita di Cristo nel presepe di San Francesco”, appuntamento clou della dodicesima edizione del Mysterium Festival. Sul palco l’Orchestra ICO della Magna Grecia diretta da Michele Nitti e il Lucania Apulia Chorus diretto da Alessandro Fortunato, insieme a Mario Incudine e Grazia Di Michele. Due modi diversi, insomma, di abitare la scena: uno più laico e ironico, l’altro profondamente sacro, quasi a voler ricordare che la spiritualità, come il tradimento, è spesso solo una questione di punto di vista.

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