Petrecca lascia la direzione di Rai Sport e affida a un passo del Vangelo il suo rammarico per il “tradimento” subito

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La vicenda che ha portato alla crisi ai piani alti di Rai Sport, consumatasi nell’arco di due settimane all’ombra delle Olimpiadi di Milano-Cortina, ha trovato il suo epilogo formale con la rimessione del mandato da parte di Paolo Petrecca. Il giornalista, che aveva deciso di mettersi personalmente alla guida della telecronaca della cerimonia d’apertura, ha ufficialmente riconsegnato le redini della testata nelle mani dell’amministratore delegato di viale Mazzini, Giampaolo Rossi. La sua uscita di scena, certificata per il termine dei Giochi invernali, non è stata però silenziosa: a suggellare il passo indietro ci ha pensato lo stesso Petrecca, il quale, subito dopo la diffusione della notizia da parte delle agenzie, ha affidato ai social network il suo stato d’animo, pubblicando sul proprio profilo Instagram un’immagine del dipinto di Guido Reni raffigurante “San Matteo e l’Angelo” -3-9. Il riferimento, nella didascalia, era ai versetti 20-29 del Vangelo secondo Matteo, quelli che nell’Ultima Cena annunciano il tradimento di Giuda: un messaggio inequivocabile, seppur criptico, con cui il direttore uscente ha voluto manifestare la sensazione di essere stato accerchiato e, nelle sue parole, tradito da qualcuno all’interno della propria stessa squadra o dell’ambiente circostante.

La scintilla che ha innescato la micetta, com’è ormai noto, è stata la prestazione andata in scena dallo stadio San Siro la sera dell’inaugurazione olimpica. Petrecca, che aveva avocato a sé il microfono sostituendo il collega Auro Bulbarelli – quest’ultimo messo da parte per aver rivelato in anticipo alcuni dettagli sulla partecipazione del presidente Sergio Mattarella – è incorso in una serie di errori e gaffe che i sindacati dei giornalisti non hanno esitato a definire una “figuraccia” senza precedenti -1-4. La sua telecronaca, infatti, è stata costellata di sviste clamorose: la presidente del Comitato olimpico internazionale, Kirsty Coventry, inquadrata accanto al capo dello Stato, è stata presentata ai telespettatori come se fosse la figlia di Mattarella, mentre l’attrice italiana Matilda De Angelis è stata scambiata per la popstar internazionale Mariah Carey -2-7. A queste si sono aggiunte osservazioni poco felici su alcune delegazioni straniere e l’incapacità di riconoscere atlete di primo piano del panorama azzurro, come nel caso delle portatrici della fiaccola della nazionale di volley femminile -4.

Di fronte a questo scenario, la reazione della redazione non si è fatta attendere e si è manifestata con una durezza inusuale per i ranghi del servizio pubblico. Il malcontento, che covava da tempo anche per questioni gestionali e per le voci su alcune spese folli della direzione, si è tradotto in una protesta formale che ha portato allo sciopero delle firme dei giornalisti dei tg e dei gr, e alla minaccia concreta di un’astensione dal lavoro per tre giorni subito dopo la conclusione della rassegna olimpica -4-6-10. Era la terza volta, secondo quanto ricostruito, che la fiducia nei confronti di Petrecca veniva messa in discussione in maniera così netta, e il clima, a quel punto, era oggettivamente diventato insostenibile. Il passo indietro del direttore, quindi, giunge al culmine di tredici giorni di proteste e di un’escalation di tensioni che hanno finito per paralizzare di fatto l’attività della testata.

Per traghettare la struttura verso la nuova fase che si aprirà dopo la chiusura dei Giochi, la Rai ha optato per una soluzione interna, affidando la guida ad interim a Marco Lollobrigida. Il nuovo direttore reggente, che dovrà gestire la squadra in questo delicato momento di transizione, prende le redini di una redazione ferita e spaccata. L’eredità che raccoglie è pesante, complice anche l’eco mediatica della vicenda che ha travalicato i confini nazionali, attirando l’attenzione della stampa estera sulle difficoltà del servizio pubblico italiano nel gestire un evento di portata globale come le Olimpiadi -1-2. La scelta di Petrecca di commentare in prima persona, una decisione che avrebbe dovuto rappresentare un’occasione di visibilità, si è trasformata in un boomerang, aprendo una crisi che ha messo in luce fragilità e malumori latenti.

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