Il passo del Vangelo di Matteo e l’addio social di Petrecca: il direttore di Rai Sport si dimette dopo il caso Olimpiadi
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Redazione Sport
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C’è un momento, nei racconti evangelici, in cui Gesù annuncia ai dodici apostoli che uno di loro lo tradirà, e quella stessa sera, durante l’Ultima Cena, istituisce l’Eucaristia. È un passo tra i più densi e drammatici del Nuovo Testamento, il Vangelo di Matteo, capitolo 26, versetti dal 20 al 29. Ebbene, è proprio questa l’immagine – un dettaglio dell’affresco di Giovanni Canavesio, conservato a Cuneo – che Paolo Petrecca, fino a ieri direttore di Rai Sport, ha scelto di pubblicare sui suoi canali social poche ore dopo che le agenzie di stampa avevano battuto la notizia delle sue dimissioni. Una storia su Instagram, senza commenti, solo quel riferimento biblico a suggellare un addio che arriva in uno dei momenti più delicati per la testata sportiva del servizio pubblico, nel pieno dello svolgimento delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Difficile non leggere in quel gesto, in quella citazione scritturale, l’amarezza di chi si sente tradito proprio dalla propria redazione, la stessa che, per usare le parole del sindacato, aveva parlato di “figura peggiore di sempre” e che per prima ne aveva decretato la sfiducia.
La scintilla che ha innescato l’incendio, come ormai noto, è divampata durante la cerimonia d’apertura dei Giochi, andata in scena allo Stadio Meazza di Milano. Petrecca, che aveva deciso di auto-candidarsi alla telecronaca dell’evento scavalcando il suo vice Auro Bulbarelli – finito ai margini per aver anticipato alcuni dettagli sulla partecipazione del presidente Mattarella –, è stato protagonista di una sequela di errori e fraintendimenti che ne hanno minato irrimediabilmente la credibilità -1. Il direttore ha scambiato l’attrice Matilda De Angelis per la popstar Mariah Carey, non ha riconosciuto la presidente del CIO, Kirsty Coventry, seduta accanto al Capo dello Stato – scambiandola per la figlia Laura – e ha infarcito la telecronaca di luoghi comuni e imprecisioni tecniche, come quando ha confuso la location, parlando di “Stadio Olimpico” invece che di San Siro -8. Un vero e proprio stillicidio di gaffe che ha gettato un’ombra lunga sulla copertura dell’evento e ha fatto rapidamente il giro del web, scatenando polemiche feroci e l’imbarazzo della stessa azienda.
La reazione della redazione non si è fatta attendere ed è stata, per molti versi, senza precedenti nella storia recente del giornalismo sportivo italiano. I giornalisti di Rai Sport, attraverso i loro rappresentanti sindacali, hanno ritirato la firma da tutti i servizi, i collegamenti e le telecronache legati alle Olimpiadi, una forma di protesta netta e visibile che di fatto ha scollegato il lavoro della squadra dalla figura del suo direttore -4. A questa forma di dissenso si è aggiunto l’annuncio di tre giorni di sciopero al termine della manifestazione, una misura estrema che testimonia la profondità del solco apertosi tra Petrecca e i professionisti della testata. Un clima definito “irrespirabile” da fonti interne, dove alla bocciatura del piano editoriale si è sommata la percezione di una gestione considerata poco trasparente e lontana dalle esigenze della cronaca sportiva. La fiducia, insomma, era venuta meno per la terza volta, e questa volta in modo definitivo.




