La nemesi di Petrecca e il Vangelo social invocato dopo le dimissioni da RaiSport

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La sua idea di giornalismo, fatta di improvvisazione e di un approccio che qualcuno ha definito “dadaista” alla notizia, si è scontrata con la realtà dei fatti e con la reazione, compatta e immediata, della redazione che avrebbe dovuto guidare. Paolo Petrecca, direttore di RaiSport per un pugno di giorni turbolenti, ha rimesso il mandato nelle mani dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi, chiudendo di fatto un’esperienza cominciata sotto i migliori auspici per lui ma nata già male per chi nel servizio pubblico ci lavora da una vita -1 -8. La scintilla che ha fatto detonare la polveriera, com’è ormai arcinoto, è stata la telecronaca della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, un’ora e passa di diretta costellata da un tale numero di errori, gaffe e luoghi comuni imbarazzanti da trasformarsi in un caso mediatico internazionale, costringendo l’azienda a prendere atto dell’insostenibilità della posizione del suo direttore -5.

Non è stato tanto l’errore in sé, che può capitare in una diretta complessa, quanto il suo accumulo seriale e la natura di alcuni passaggi a risultare indigesti ai telespettatori e, soprattutto, ai giornalisti della testata. Si è passati dallo scambiare l’iconico stadio Meazza di San Siro con l’Olimpico di Roma – svista geografica non da poco – al non riconoscere atleti del calibro di Simone Giannelli, capitano della nazionale di volley, o allo scambiare la presidente del CIO, Kirsty Coventry, per la figlia del presidente Mattarella -5 -7. E ancora, la cantante italiana Matilda De Angelis trasformata in Mariah Carey, un autentico autogol in mondovisione che ha scatenato l’ironia del web -1 -5. Ma è stato l’uso di certi stereotipi, come quelli sui brasiliani legati a “riti voodoo” o sugli spagnoli descritti come “sempre molto calienti”, a gettare una luce sinistra su una preparazione quantomeno superficiale, alimentando un dibattito che ha varcato i confini nazionali e imbarazzato non poco la tv di Stato in un evento vetrina per il Paese -1 -9.

La resa dei conti interna e il tradimento percepito da chi lo ha sfiduciato

Di fronte a quella che il comitato di redazione ha definito senza mezzi termini “la piú umiliante figura di sempre di RaiSport”, la reazione è stata fulminea e priva di tentennamenti -1 -3. I giornalisti hanno ritirato le firme, annunciando tre giorni di sciopero al termine dei Giochi e isolando di fatto il loro direttore, costretto a condurre la cerimonia di chiusura dalle retrovie e sostituito da Auro Bulbarelli, il collega che aveva inizialmente spoilerato la presenza del Capo dello Stato e per questo era stato escluso dalla diretta incriminata -3 -10. In questo clima da resa dei conti, la mossa di Petrecca, anticipata rispetto alla scadenza naturale delle Olimpiadi, suona come una ritirata strategica, un prendere atto che il fronte interno era ormai compatto e che neppure i suoi referenti politici, quelli che lo avevano sostenuto e che siedono ai piani alti del governo, potevano più offrirgli una rete di protezione credibile -5.

L’epilogo, però, porta con sé un ultimo, significativo atto di teatro social. Poche ore dopo aver formalizzato le dimissioni, Petrecca ha postato sulle sue Instagram stories un’immagine che ritrae un dipinto di Guido Reni, “San Matteo e l’Angelo”, accompagnata dalle coordinate bibliche Mt 26, 20-29 -2 -6. Il passo in questione è quello dell’Ultima Cena, il momento in cui Gesù annuncia agli apostoli che uno di loro lo tradirà. Difficile non leggere in questa citazione, in un frangente così delicato, un atto di accusa velenoso nei confronti dei suoi colleghi, di quelli che non lo hanno difeso, o forse anche di chi, nei corridoi della politica, gli ha voltato le spalle -2. Il paragone, implicitamente auto-assolutorio, con la figura del Messia tradito è parso a molti eccessivo, quasi una sceneggiatura scritta per ribaltare i ruoli e trasformare il direttore dimissionario in una vittima sacrificale di un complotto, piuttosto che nell’artefice principale della propria disfatta.

L’avvicendamento e l’eredità di una direzione lampo

Con Petrecca fuori dai giochi, la guida della testata è stata affidata in via transitoria a Marco Lollobrigida, giornalista di lungo corso e volto noto dello sport in Rai, che subentrerà ufficialmente dal primo marzo -4 -8. La scelta di un profilo interno, lontano dalle logiche di nomina politica che avevano portato alla designazione del suo predecessore, rappresenta un tentativo di ricucire lo strappo con la redazione e di riportare un minimo di serenità in una struttura reduce da giorni di fuoco. Lollobrigida, interpellato dai cronisti, si è limitato a poche battute, dichiarando di non poter parlare senza il consenso aziendale, quasi a voler sottolineare, suo malgrado, la differenza di approccio con chi lo aveva preceduto -4.

Resta ora da vedere quale sarà l’impatto di questo caso sulle dinamiche future del servizio pubblico, se la gestione commissariale saprà davvero ricomporre i dissidi interni e se l’eco delle polemiche si placherà con la conclusione della kermesse olimpica, in programma per domenica con la cerimonia di chiusura all’Arena di Verona, affidata alla conduzione di Bulbarelli e del soprano Cecilia Gasdia -10 -9. L’azienda, dal canto suo, con la nota ufficiale che annunciava l’addio di Petrecca, ha cercato di mettere una pietra sopra alla vicenda, ma il senso di un’esperienza nata sotto il segno della politica e finita annegata in un mare di polemiche e di errori resterà come monito per il futuro. I giornalisti che avevano proclamato lo sciopero ora potranno tornare al lavoro, avendo ottenuto quel “segnale” che avevano richiesto all’indomani della sciagurata telecronaca, e che è infine arrivato -3.

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