Molo Clementino, il centrodestra si spacca: maggioranza con Silvetti ma Fdi resta fuori dal coro
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Redazione Interno
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Quel che doveva essere un’intesa blindata sulla gestione del porto antico si è trasformata in una frattura evidente all’interno della coalizione che governa Ancona. Da un lato, il sindaco Daniele Silvetti – sostenuto da una nota congiunta che porta le firme di dodici consiglieri e sei assessori di Lega, Forza Italia e delle civiche – ha ricevuto un mandato chiaro per opporsi al progetto di banchinamento del Molo Clementino, un’infrastruttura pensata per accogliere le grandi navi da crociera ai piedi del colle Guasco. Dall’altro, Fratelli d’Italia, partito di maggioranza relativa nel paese e perno della giunta cittadina, ha scelto di non sottoscrivere quel documento, isolandosi di fatto dal resto della maggioranza e preparandosi a una riunione decisiva convocata dall’eurodeputato e coordinatore provinciale Carlo Ciccioli.
La posizione ufficiale espressa dai tecnici comunali – e ribadita nella nota firmata dai fedelissimi del sindaco – è netta: l’opera, così come concepita nella sua versione originaria, “non supera né le criticità né le interferenze sostanziali”, risultando “impattante e non rispettosa del patrimonio storico del porto antico”. Una contrarietà che, va detto, Silvetti aveva già anticipato settimane fa in consiglio comunale, quando aveva precisato che l’amministrazione è favorevole al turismo crocieristico – purché non si snaturi l’identità millenaria dello scalo dorico – e che punta a spostare i traffici pesanti verso le banchine 19-20-21, lontano dal centro storico.
Quei precedenti del 2019 che ora pesano come macigni
La vicenda assume contorni paradossali se si riavvolge il nastro soltanto di pochi anni. Correva il 2019 quando l’allora giunta di centrosinistra guidata dalla sindaca Valeria Mancinelli portò in consiglio la delibera n. 50, quella che di fatto avrebbe reso il Molo Clementino accessibile anche alle navi da crociera e non più esclusivamente alle imbarcazioni militari. Ebbene, in quella votazione i tre membri di Fratelli d’Italia – oggi alla guida del paese con Giorgia Meloni – votarono a favore, allineandosi proprio con il centrosinistra che allora governava la città. Un dettaglio, questo, che non sfugge all’opposizione: “Che Fratelli d’Italia fosse favorevole all’opera è sempre stato chiaro, così come hanno dimostrato i voti in Consiglio Comunale già durante la consiliatura Mancinelli”, ha ricordato Giacomo Zacconi, portavoce di ‘Altra Idea di Città’, movimento che si vanta di essere stato l’unico contrario al banchinamento fin dal lontano 2019.
Il mondo politico cambia in un lampo, e così le posizioni sui singoli provvedimenti; non ci sarebbe dunque troppo da stupirsi se oggi le parti si fossero invertite. Tuttavia, la circostanza che l’attuale partito di maggioranza nazionale si ritrovi a remare contro il proprio sindaco – eletto sotto la stessa bandiera del centrodestra – mentre Forza Italia e Lega lo blindano, racconta di una frattura che va ben oltre la semplice valutazione tecnica di un’opera portuale.
Il pressing degli armatori e l’attesa del verdetto del Mase
Sullo sfondo di questa guerriglia politica, il fronte economico e produttivo della città tiene il fiato sospeso. Msc, la compagnia di navigazione che già opera da anni nello scalo anconetano, preme perché l’iter si sblocchi: senza una banchina attrezzata per le navi di ultima generazione – spiegano gli armatori – il rischio concreto è che le grandi compagnie ripieghino altrove, portandosi via un indotto considerevole fatto di passeggeri, lavoro e visibilità. Non si tratta, a sentire le categorie, di un semplice ricatto: “Il tema è quello del gigantismo navale”, ha spiegato Guido Giambuzzi dell’Agenzia Amatori, mentre Alberto Rossi di Fritelli Maritime Group ha invitato a sedersi attorno a un tavolo per trovare una soluzione, evitando che la politica e i tecnici continuino a parlare due lingue diverse.
La parola, a questo punto, spetta al ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase). L’ente guidato da Gilberto Pichetto Fratin dovrà esprimersi sulla Valutazione di impatto ambientale (Via) e sulla Valutazione ambientale strategica (Vas) del progetto. Il Comune ha già depositato le sue osservazioni – quelle stesse che hanno scatenato la bufera – e ora non resta che attendere il verdetto. Qualunque esso sia, la ricaduta sarà concreta sul piano dell’indotto cittadino e, a giudicare dalle ultime mosse della giunta, anche sulla tenuta di una maggioranza che sembra ormai viaggiare su due binari distinti e per certi versi inconciliabili.
La resa dei conti interna a Fdi: tra il sindaco e l’eurodeputato
La riunione convocata da Ciccioli per i prossimi giorni – alla quale sono stati chiamati i tre assessori e i nove consiglieri comunali del partito – servirà a mettere nero su bianco una posizione che al momento appare frammentata. Da una parte c’è il rappresentante del governo Meloni a Bruxelles, che spinge per l’opera; dall’altra, una parte della compagine locale che forse si riconosce ancora nelle ragioni del sindaco. Quel che è certo è che, nel documento di sostegno a Silvetti, le firme degli esponenti di Fratelli d’Italia brillano per la loro assenza, e questo – al di là delle valutazioni ambientali o paesaggistiche – rappresenta un segnale politico inequivocabile.
Le associazioni di categoria, dal canto loro, restano divise, ma fino a qualche tempo fa erano in maggioranza ferme nell’accogliere con favore la possibilità di ospitare un hub crocieristico. La giunta, invece, si è compattata a tre quarti intorno al no del primo cittadino, lasciando Ciccioli – e con lui l’intera struttura provinciale del partito – in una posizione di progressivo isolamento. La partita, insomma, è ancora aperta; e mentre il Mase studia le carte, Ancona assiste a una spaccatura che mette a nudo le contraddizioni di una destra che, sul Molo Clementino, rischia di perdere la bussola.
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