Maione verso il bis alla guida del Montepaschi, via libera al nuovo statuto
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Redazione Economia
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L'assemblea straordinaria della banca Monte dei Paschi di Siena ha approvato, con una maggioranza schiacciante, le modifiche statutarie che disegnano la nuova governance post-ricapitalizzazione precauzionale, un passaggio resosi necessario dopo l'acquisizione del controllo di Mediobanca. Un segnale significativo, quello emerso dalla riunione in Rocca Salimbeni, è stata l'assenza del Tesoro – azionista con una quota pari al 4,80% – dai lavori assembleari; una scelta che molti interpretano come una volontà precisa di lasciare che siano le logiche di mercato, e non quelle politiche, a guidare ora le sorti dell'istituto. Lo statuto rinnovato, peraltro, introduce elementi che marcano una decisa discontinuità con il passato più recente: sono previsti, tra gli altri, l'innalzamento dei tetti per i bonus di risultato, la figura del vicepresidente e, aspetto non marginale, la rimozione del limite al numero di mandati consecutivi per il presidente, un cambiamento che di fatto spiana la strada alla riconferma dell'attuale presidente, Maione.
Il mercato scommette sul delisting di Mediobanca
Parallelamente alle decisioni assembleari, è stato il listino di Borsa a raccontare con immediatezza le attese degli investitori. Le azioni di Mediobanca, infatti, hanno chiuso la seduta con un balzo di quasi il sei per cento, riportandosi su livelli che non si registravano dall'epoca dell'offerta pubblica di acquisto lanciata da Mps. Una performance così vigorosa non è affatto casuale, ma riflette piuttosto le aspettative che circondano una possibile uscita di Mediobanca dalla Borsa di Milano, uno scenario contemplato nel prospetto dell'opas ma su cui, si racconta, il consiglio di amministrazione di Siena avrebbe a lungo discusso senza trovare un accordo unanime. Le indiscrezioni di giornali specializzati, che parlano di una nuova apertura del cda verso questa opzione, hanno quindi fornito la miccia per un rally che guarda al futuro consolidamento del gruppo.
Dall'orlo del baratro al controllo di una "perla"
Le modifiche statutarie rappresentano l'ultimo, formale atto di un percorso di rinascita che ha pochi eguali nella storia finanziaria italiana. La banca più antica del mondo, infatti, era stata portata sull'orlo del collasso da una gestione dissennata, culminata nell'acquisizione della Antonveneta – un'operazione i cui strascici giudiziari hanno segnato a lungo le cronache, con inchieste che hanno scandagliato responsabilità e meccanismi decisionali opachi. La risalita, graduale e faticosa, è passata attraverso le gestioni di vertice che hanno guidato una complessa opera di risanamento, fino all'attuale presidenza che ha condotto la banca fuori dalle acque agitate della precauzionalità, restituendole una solidità tale da permetterle non solo di reggersi in piedi, ma di diventare l'azionista di riferimento di un istituto di rilievo europeo come Mediobanca, considerata da molti una vera e propria "perla" del settore.
Le nuove sfide di una banca trasformata
Con il nuovo statuto ormai in vigore e la struttura proprietaria radicalmente mutata, il Montepaschi si appresta dunque ad affrontare una stagione completamente inedita. La sfida immediata, oltre alla gestione dell'ingombrante partecipazione in Mediobanca e alle valutazioni sul suo futuro borsistico, sarà quella di integrare al meglio le diverse realtà e di far fruttare le sinergie potenziali, in un contesto economico e di tassi d'interesse non più così favorevole come in passato. Il percorso compiuto, dalla crisi nera al riscatto, lascia ora il posto alla necessità di costruire una crescita ordinata e sostenibile, in cui la nuova architettura governance – con poteri rafforzati e maggiore flessibilità – dovrà dimostrare tutta la sua efficacia nel guidare una banca che non è più solo un simbolo da salvare, ma un attore che ambisce a competere su scala più ampia.




