Montepaschi, il nuovo statuto e l'assetto di potere: il risiko riparte da Mediobanca e Caltagirone
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Redazione Economia
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Mentre i soci di Banca Monte dei Paschi di Siena approvavano, nel corso di un’assemblea straordinaria, le modifiche statutarie che ridisegnano gli assetti di governance, Piazzetta Cuccia lanciava un segnale inequivocabile: le quotazioni di Mediobanca – che ha acquisito una partecipazione significativa nell’istituto senese – salivano infatti del 5,84%, una performance che, al di là del dato tecnico, viene interpretata come un’approvazione delle scelte compiute e delle prospettive future. Il nuovo statuto, non a caso, introduce meccanismi, come quello della lista per la nomina del consiglio di amministrazione, che favoriscono il dialogo con gli azionisti di riferimento, tra i quali il gruppo milanese si appresta a diventare uno dei principali.
Le nuove regole e lo spazio per i soci
Il via libera dell’assemblea, dalla quale è rimasto assente il Tesoro – azionista al 4,8% – in una scelta letta come volontà di lasciare al mercato la guida di questa fase, modifica profondamente il perimetro d’azione. Oltre alla lista, viene abbassata dal 10% al 5% la riserva sugli utili, consentendo alla banca di distribuire, potenzialmente, un pay out del 100%. Viene inoltre aumentata la componente variabile della retribuzione dei manager, che può arrivare a raddoppiare la parte fissa, e viene eliminato il tetto ai mandati degli amministratori. Quest’ultimo punto, di particolare rilievo, apre la strada a una riconferma del presidente Nicola Maione, in carica dal 2017, e rafforza l’ipotesi di un bis per l’amministratore delegato Luigi Lovaglio, la cui posizione appare ora più solida.
La mossa di Caltagirone e lo scenario complessivo
Proprio mentre si definivano queste nuove regole, Francesco Gaetano Caltagirone consolidava ulteriormente la sua posizione, aumentando la propria quota in Mps di un ulteriore 1,2% e portandola così all’11,45%. Un movimento che, oltre a rafforzare il peso del finanziere romano nel capitale, rappresenta un chiaro messaggio strategico, indicando l’intenzione di giocare un ruolo centrale nel futuro dell’istituto. Caltagirone, che teoricamente ha spazio per crescere fino al 20%, diventa così un interlocutore obbligato in un quadro in cui anche Crédit Agricole – azionista di riferimento di Banco Bpm con una quota del 20% – avanza richieste per una maggiore rappresentanza nel consiglio, aggiungendo un ulteriore tassello al complesso puzzle.
La partita è solo all'inizio
L’approvazione del nuovo statuto segna, dunque, non un punto d’arrivo ma l’inizio di una fase più articolata. La rimozione degli ultimi vincoli, ereditati dal periodo della ricapitalizzazione precauzionale, restituisce Mps a una dinamica pienamente di mercato, dove la definizione dell’assetto proprietario e di governo si giocherà sull’interazione – e sulla possibile tensione – tra i diversi soggetti in campo. Le mosse di Mediobanca, il rafforzamento di Caltagirone e le aspettative di Crédit Agricole delineano uno scenario in movimento, un risiko bancario che si riaccende con protagonisti consolidati e nuove ambizioni, tutti concentrati sul futuro di una delle banche più antiche d’Italia.




