Monte dei Paschi, il cda sotto pressione mentre il piano su Mediobanca frena

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’atmosfera nel consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena, come emerso con chiarezza negli ultimi giorni, è tutt’altro che distesa. La banca, che da tre mesi detiene il ruolo di terzo polo della finanza italiana dopo l’acquisizione di una quota di primo piano in Mediobanca – un’operazione che le ha consentito di accedere indirettamente al pacchetto in Generali –, sembra aver rallentato bruscamente il processo di integrazione che l’amministratore delegato Luigi Lovaglio aveva promesso agli investitori. La complessa architettura, che lega il destino della banca senese a quello dei due colossi finanziari, mostra crepe non trascurabili, mentre i soci di riferimento iniziano a far sentire con maggiore forza le proprie voci, talvolta dissonanti, all’interno del palazzo.

La smentita del gruppo Caltagirone e il nodo della partecipazione in Generali

A rompere un silenzio che molti interpretavano come carico di tensioni, intervenendo con una nota ufficiale, è stato il gruppo dell’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, azionista di riferimento con circa il 10,2% del capitale. La precisazione, necessaria secondo la holding per correggere quanto riportato dal Financial Times, riguardava presunti contrasti con l’ad Lovaglio sulla gestione della partecipazione del 13,1% in Generali. Il quotidiano britannico, stando alla ricostruzione del gruppo, aveva infatti parlato di un banchiere disposto a valutare la dismissione della quota e di un azionista invece contrario. “Il Cav. Francesco Gaetano Caltagirone”, si legge testualmente nella smentita, “non ha contatti con l’Amministratore Delegato di Mps Luigi Lovaglio, da diverse settimane”. Una dichiarazione che, lungi dallo smorzare i rumors, ha piuttosto sottolineato la distanza tra le parti, circoscrivendo le discussioni al solo ambito consiliare e confermando l’assenza di un dialogo diretto sul tema cruciale degli asset.

Le reazioni di mercato e il posizionamento degli altri soci

Questa incertezza strategica, che tocca il cuore del progetto di creazione di un “campione nazionale”, non è passata inosservata agli operatori di Borsa. Le quotazioni di Mps e di Mediobanca hanno registrato significativi cali, rispettivamente del 4,18% e del 3,49%, in una giornata in cui il settore bancario europeo si manteneva sostanzialmente piatto. Un segnale di nervosismo che si è aggiunto alla volatilità già innescata, il giorno precedente, dalle smentite di Unicredit riguardo a eventuali trattative. Nel frattempo, anche l’altro grande azionista, Delfin, è intervenuto pubblicamente per rinnovare, almeno a parole, il proprio sostegno all’operato di Luigi Lovaglio. Una presa di posizione che, se da un lato mira a calmare le acque, dall’altro non può che essere letta nel più ampio contesto di un confronto sempre più acceso attorno al tavolo del cda, dove le decisioni sull’assetto futuro della banca e sulla gestione delle preziose partecipazioni sono ancora tutte da prendere.

Un futuro da definire tra integrazione mancata e scelte strategiche

La situazione attuale di Monte dei Paschi si configura dunque come un delicato equilibrio di poteri, dove la figura dell’amministratore delegato appare inevitabilmente legata all’evoluzione del piano di integrazione con Mediobanca e Generali. Il rallentamento di questo processo, annunciato con tanto slancio un anno fa, solleva interrogativi non solo sugli assetti proprietari ma anche sulla capacità di governance di guidare una transizione così complessa. La banca senese, dopo la trionfale offensiva su Piazzetta Cuccia, si trova oggi a dover gestire una vittoria che rischia di rimanere incompiuta, mentre i soci maggioritari discutono, separatamente o in consiglio, sulla strada da percorrere. Senza un chiaro indirizzo, e senza un dialogo franco tra la guida operativa e i principali investitori, il rischio concreto è quello di un’immobilità che il mercato ha già iniziato a penalizzare.

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