Mps, l’incertezza sui vertici travolge le borse. Caltagirone smentisce il Financial Times
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Redazione Economia
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La tensione attorno ai futuri assetti di Banca Monte dei Paschi di Siena si ripercuote con forza sui listini, mettendo sotto pressione un intero sistema finanziario che da tempo osserva con attenzione i movimenti in Piazza Affari. Nella seduta del 16 gennaio, i titoli legati alla galassia Mps-Mediobanca-Generali hanno viaggiato tutti in territorio negativo, con l’istituto senese – il cui percorso di risanamento prosegue dopo il successo dell’offerta pubblica di scambio – che ha registrato il calo più marcato, perdendo oltre il tre percento. I mercati, che detestano il vuoto di notizie certe e le prospettive confuse, hanno reagito vendendo i pacchetti azionari, spinti da una congerie di voci che alimentano dubbi sulle prossime mosse in vista del consiglio di amministrazione convocato per il 22 gennaio. Al centro della tempesta, oltre alla definizione del nuovo piano industriale da presentare alla Bce, c’è infatti la questione della partecipazione in Generali, un nodo delicatissimo che interseca gli interessi di Mediobanca e che potrebbe ridefinire gli equilibri di potere.
Le smentite che non placano gli animi
A scuotere gli investitori, in una mattina già di per sé caratterizzata da prudenza, è arrivato per prima cosa il secco comunicato di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, il quale ha negato qualsiasi trattativa in corso con UniCredit o altri soggetti per la cessione della propria quota di controllo in Mps. Una smentita, questa, che ha spento sul nascere le speculazioni su un possibile cambio di mano dell’azionista di riferimento ma che, paradossalmente, ha accentuato il senso di instabilità. A seguire, ha fatto rumore un articolo del Financial Times, il quale dipingeva un quadro di forte attrito tra l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone e l’amministratore delegato della banca, Luigi Lovaglio, proprio sulla gestione della quota in Generali e sugli indirizzi futuri.
La replica del Gruppo Caltagirone
Il Gruppo Caltagirone è intervenuto con una nota ufficiale per replicare alle ricostruzioni del quotidiano britannico, fornendo una versione dei fatti che mira a ridimensionare la portata dello scontro. Nella dichiarazione, si precisa che Caltagirone “non ha contatti con l’amministratore delegato Luigi Lovaglio da diverse settimane”, una circostanza che di per sé potrebbe indicare un dialogo interrotto, se non proprio un congelamento delle relazioni. La nota, però, insiste nel definire quanto sta accadendo come “una fase di confronto interna al consiglio di amministrazione”, del tutto fisiologica considerando che l’organo è chiamato a deliberare a brevissimo su snodi cruciali: l’approvazione del piano industriale, richiesto dalla Banca centrale europea entro sei mesi dalla chiusura dell’ops, e la definizione della lista per il rinnovo del cda stesso.
Un confronto dai contorni ancora indefiniti
Secondo la ricostruzione fornita dal gruppo, sarebbe dunque “strumentale” ogni tentativo di accostare questo confronto, per quanto acceso, al ruolo specifico di un azionista rilevante o di legarlo alle intricate relazioni tra Mediobanca e Generali. Il punto, tuttavia, rimane che il consiglio dovrà esprimersi su scelte di capitale, le quali, seppur tecniche, hanno inevitabilmente una profonda valenza strategica e di potere. La questione della partecipazione in Generali, che Mediobanca segue con occhio vigile, rappresenta uno di questi temi divisivi, capace di influenzare non solo il destino della banca ma anche quello di altri importanti attori del panorama finanziario italiano. La mancanza di contatti diretti tra uno dei principali azionisti e il top management esecutivo, in un frangente così delicato, non fa che alimentare le perplessità degli operatori, i quali continuano a votare con il portafoglio in attesa di segnali chiari e univoci dalla stanza dei bottoni di Siena.




