Mps, Caltagirone stringe la presa: quota oltre l'11% mentre l'assemblea approva il nuovo statuto

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nelle prime ore di contrattazioni a Piazza Affari, le azioni di Banca Monte dei Paschi di Siena hanno registrato un andamento positivo, in un movimento di mercato che segue di poche ore la notizia di un ulteriore rafforzamento della posizione di Francesco Gaetano Caltagirone. Il finanziere romano, figura di primo piano nell'azionariato della banca, ha infatti incrementato la propria partecipazione, portandola dall'originario 10,26% all'attuale 11,45%, in un'operazione che sottolinea, senza possibilità di equivoci, la sua volontà di consolidare la presenza nel capitale dell'istituto senese. Questo passo, del resto, arriva in un momento cruciale, poiché segue a stretto giro il via libera dell'assemblea dei soci alle modifiche dello statuto sociale, modifiche che delineano un nuovo quadro per la governance in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione previsto per il prossimo aprile.

Le modifiche allo statuto e i nuovi margini di manovra

L'assemblea, come riferito, ha approvato una serie di cambiamenti significativi, i quali – è bene sottolinearlo – non si limitano alla sola introduzione della lista unica per il cda. Tra i punti più rilevanti, si registra la riduzione delle riserve sugli utili distribuibili, scese dal 10% al 5%, una mossa che di fatto autorizza la banca a destinare agli azionisti fino al 100% dell'utile. Parallelamente, è stata rivista la struttura retributiva dei vertici aziendali, con la parte variabile della remunerazione che potrà ora raggiungere il doppio della quota fissa, mentre viene eliminato il precedente limite al numero di mandati consecutivi per gli amministratori. Quest'ultimo punto, in particolare, assume un peso specifico notevole, poiché permetterà all'attuale presidente, Nicola Maione – entrato in carica nel lontano 2017 – di presentare la propria candidatura per un nuovo incarico, alimentando ipotesi di continuità nella guida dell'ente.

La mossa di Caltagirone nel contesto della governance

L'aumento di quota da parte di Caltagirone, per quanto numericamente contenuto nell'immediato, non può essere considerato un gesto isolato o puramente tecnico. Rappresenta piuttosto un segnale politico forte, inviato al mercato e agli altri stakeholder nel preciso momento in cui si definiscono le regole del gioco per la futura amministrazione. Il costruttore romano, che secondo quanto emerso avrebbe tecnicamente spazio per crescere nel capitale fino a toccare una soglia del 20%, chiarisce così le proprie intenzioni di rimanere un attore determinante, in una fase in cui lo stesso Ministero dell'Economia e delle Finanze, azionista con una quota del 4,8%, ha scelto di non partecipare al voto assembleare. Questa assenza, secondo alcune interpretazioni, rifletterebbe una precisa volontà di lasciare che siano le forze di mercato, in questo periodo di transizione, a orientare le scelte sulla governance dell'istituto uscito dal regime di ricapitalizzazione precauzionale.

Lo scenario futuro e le implicazioni della riforma

Il quadro che ne emerge, pertanto, è quello di una banca che si appresta a voltare pagina dopo anni di vicende complesse, con un azionista di riferimento che consolida silenziosamente la sua posizione mentre il perimetro normativo interno viene aggiornato. L'eliminazione del tetto ai mandati, unita alla maggiore elasticità nella remunerazione dei manager e alla possibilità di distribuire interamente gli utili, disegna un modello di governo societario più fluido e potenzialmente appetibile per gli investitori. Tutti questi elementi, combinati con l'ingresso di Mediobanca nel capitale, contribuiscono a creare uno scenario inedito per Mps, dove le prossime mosse di Caltagirone e la composizione della lista per il rinnovo del cda ad aprile saranno osservate con estrema attenzione, senza che ciò pregiudichi, per il momento, l'andamento positivo del Titolo in Borsa.

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