Il risiko bancario italiano: le mosse su Mediobanca e i nuovi equilibri di potere
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Redazione Economia
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L’assetto del sistema creditizio italiano, che da Siena a Trieste sembra ormai saldamente nelle mani della politica e dei suoi cavalli di razza, si sta ridefinendo attraverso una serie di operazioni sottotraccia. Le dichiarazioni ufficiali improntate alla massima prudenza nascondono in realtà un fervore di manovre preparatorie. Il risiko bancario, infatti, procede senza sosta, con tasselli che vanno silenziosamente al loro posto: l’acquisizione di Mediobanca da parte di Monte dei Paschi di Siena rappresenta soltanto la punta più visibile di un iceberg le cui proporzioni sono destinate a influenzare gli equilibri futuri. Mentre Generali, il Leone di Trieste, appare in bilico sulla joint venture con i francesi di Natixis, Banco Bpm volge il proprio saggio interesse verso Crédit Agricole, creando le condizioni per un risveglio improvviso dei mercati che molti osservatori ritengono ormai prossimo.
La natura strategica dell’operazione su Mediobanca
La logica industriale che sottende l’operazione culminata con l’Offerta Pubblica di Acquisizione lanciata da Mps su Mediobanca, la quale ha superato ogni più rosea aspettativa portando la banca senese a detenere una quota strabiliante dell’86,3% del capitale di Piazzetta Cuccia, non è ancora del tutto chiara ai più. Ciò che invece emerge con cristallina evidenza è la sua natura di pura manovra di potere. Attraverso questo passaggio, i gruppi Delfin e Caltagirone, già soci di riferimento di Mps, non fanno che rafforzare in modo decisivo la loro presa prima sulla banca senese e, di conseguenza, sulla stessa Generali, in un intreccio di partecipazioni che delinea un esito senza dubbio gradito al governo. Un disegno i cui contorni si sono delineati in maniera netta proprio in occasione del primo consiglio di amministrazione di Mps tenutosi dopo la chiusura dell’Opas.
Il prossimo passo: la scelta del nuovo management
Quell’appuntamento, svoltosi ieri tra ordinaria amministrazione e l’esame dei risultati finali dell’acquisizione, è servito principalmente a dare il via alle procedure successive, a cominciare dalla composizione della lista dei candidati per il nuovo consiglio di amministrazione di Mediobanca. Il comitato per le nomine, che ha un calendario fittissimo di riunioni, ha infatti il compito di individuare almeno nove profili da presentare entro e non oltre il prossimo 3 ottobre, in vista dell’assemblea degli azionisti già convocata per il 28 dello stesso mese. Tra i nomi da scegliere, quello di maggior rilievo è ovviamente quello del futuro amministratore delegato, una scelta che determinerà gli indirizzi strategici della banca d’affari.
La difesa del ministro Giorgetti
Sulle vicende che hanno portato a questo nuovo assetto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è intervenuto con toni netti durante un evento a Venezia, difendendo a spada tratta l’operazione complessiva su Mps. «Io ho ereditato una situazione per cui ho dovuto fare una ricapitalizzazione pubblica, usando soldi dei contribuenti, perché la banca era fallita», ha dichiarato il ministro, sottolineando come, dopo il risanamento e l’uscita dal controllo statale, la vendita della quota abbia generato un beneficio per il bilancio dello Stato e per gli azionisti. Un’azione, la sua, che viene quindi descritta senza mezzi termini come «un successo», lasciando intendere che le eventuali critiche avrebbero dovuto essere mosse in una fase ben più precoce dell’intero processo.




