Generali, l'assedio finale di Caltagirone e il risiko del potere bancario

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il 2025, un anno che verrà ricordato a Piazza Affari non solo per il consolidamento del settore creditizio, ma per l'operazione che, tra colpi di scena finanziari e un'ombra penale, ha posto Francesco Gaetano Caltagirone a un passo dalla conquista del Leone. L'assalto finale al gruppo assicurativo, condotto insieme a Delfin di Francesco Milleri e appoggiato dalla scalata di Mps a Mediobanca, ha infatti riscritto gli equilibri di potere nella finanza italiana, dimostrando come i vecchi schemi siano ormai infranti. Una manovra che, per la sua complessità e le sue implicazioni, è finita sotto i fari della Procura di Milano, la quale ha iscritto nel registro degli indagati, per ostacolo alle autorità di vigilanza e manipolazione del mercato, proprio Caltagirone, Milleri e il ceo del Montepaschi Luigi Lovaglio, i quali si dichiarano estranei alle accuse.

Il campo di battaglia dopo la tempesta

Al termine di un anno tumultuoso, segnato da offerte pubbliche di acquisto lanciate tra il novembre 2024 e lo scorso settembre, il panorama che si delinea è quello di un conflitto non ancora risolto. Se da un lato, infatti, le operazioni hanno generato consistenti guadagni per gli azionisti di tutti gli istituti coinvolti, chiudendo un triennio d'oro per il settore, dall'altro il risiko bancario italiano rimane un campo di battaglia dove nessun esercito può ancora rivendicare una vittoria netta. Alcune offerte sono state ritirate, altre formalizzate, ma gli assetti definitivi, anche sul piano giudiziario, appaiono lontani dall'essere consolidati, lasciando il terreno sotto la superficie ancora instabile e pronto a nuovi movimenti.

L'ombra dell'inchiesta e i nuovi assetti

L'inchiesta della procura milanese, di cui non si conoscono ancora gli sviluppi, rappresenta un elemento di ulteriore complicazione in uno scenario già di per sé intricato, poiché coinvolge figure di primo piano nel processo di ristrutturazione del potere finanziario. Il sostegno di Mps alla scalata su Mediobanca, che a Trieste è primo socio con una quota del 13,2%, è stato l'evento simbolico di questa rivoluzione, permettendo a Caltagirone di avvicinarsi allo storico obiettivo. La convergenza di interessi tra il costruttore romano, il banchiere Lovaglio e Milleri ha quindi creato un blocco inedito, la cui forza e stabilità sono ancora tutte da verificare nei prossimi mesi.

Una partita ancora aperta

Con il 2026 alle porte, la rivoluzione avviata sembra destinata a continuare, in un clima dove le regole del gioco e gli stessi confini del campo sono ridefiniti in corso d'opera. Il fragore degli scontri diretti si è per il momento attenuato, ma la posta in gioco, che riguarda il controllo di uno dei pilastri della finanza nazionale, rimane altissima. Le mosse degli ultimi dodici mesi hanno dimostrato come gli assetti considerati intoccabili possano essere messi in discussione, aprendo una fase di transizione il cui esito, oggi, è più incerto che mai e che si dipanerà su piani paralleli: quello dei mercati, quello delle aule giudiziarie e quello, sempre presente, delle relazioni con le autorità di vigilanza.

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