Generali, dopo l’assemblea: tra Mediobanca, Caltagirone e il risiko finanziario
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L’assemblea di Generali, conclusasi il 24 aprile con la riconferma di Philippe Donnet alla guida del gruppo, ha segnato una vittoria netta per la lista sostenuta da Mediobanca, ma non per questo ha chiuso la partita. Anzi, ha aperto un nuovo capitolo in cui i protagonisti – tra banche, fondi e imprenditori – dovranno fare i conti con equilibri più fragili di quanto sembri.
Il voto, che ha rinnovato il cda per il triennio 2025-27, ha visto prevalere la linea della continuità, sostenuta dai grandi investitori istituzionali e dai piccoli azionisti, con Donnet confermato amministratore delegato per il quarto mandato. Una scelta che, se da un lato rafforza la stabilità gestionale, dall’altro non placa le tensioni tra i principali soci. Il nuovo consiglio, composto da 13 membri, include dieci nomi legati a Mediobanca e tre a Francesco Gaetano Caltagirone, il cui fronte – pur minoritario – resta determinante nel lungo gioco per il controllo del Leone.
Ma è davvero una vittoria senza ombre quella di Mediobanca? La risposta è meno scontata di quanto appaia. Se il titolo Generali, in rialzo dello 0,7% dopo l’assemblea, sembra premiare l’esito del voto, le mosse future potrebbero ribaltare gli equilibri. In particolare, l’operazione sul Monte dei Paschi di Siena, con Unicredit pronta a entrare in scena, potrebbe ridisegnare le alleanze. Intesa Sanpaolo, da parte sua, pur mantenendo un profilo più defilato, resta un attore chiave in un settore dove gli incroci proprietari sono sempre decisivi.
Caltagirone, che già in passato ha sfidato la governance uscendone sconfitto, non ha rinunciato alle sue ambizioni. La presenza di tre suoi rappresentanti nel cda, seppur minoritaria, gli permette di mantenere una voce in capitolo, soprattutto in vista di possibili manovre future. D’altronde, Generali – con i suoi asset e la sua storia – non è solo un colosso assicurativo, ma un pezzo del sistema finanziario italiano, la cui rilevanza supera i confini nazionali.




