Lo stop degli aiuti USA e le ripercussioni globali
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Redazione Esteri
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La decisione degli Stati Uniti di bloccare i fondi destinati all’agenzia umanitaria USAID ha scatenato un effetto a catena, definito da molti osservatori come un “terremoto” nel panorama della cooperazione internazionale. Con un budget di 42,8 miliardi di dollari, l’USAID rappresenta infatti circa il 42% dei finanziamenti globali per gli aiuti esteri, una cifra che, se interrotta, lascia un vuoto difficile da colmare. La Confederazione Svizzera, tra gli altri, ha già registrato i primi risvolti: numerosi partner hanno chiesto alla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) di devolvere fondi supplementari per compensare, almeno in parte, lo stop deciso da Washington. Tuttavia, come ha precisato il direttore della DSC, Patrizia Danzi, “anche noi siamo sottoposti a una notevole pressione in termini di bilancio, per cui un aumento dell’aiuto svizzero non è realistico”.
La situazione si è ulteriormente complicata a causa della sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti, che ha respinto il ricorso presentato dall’amministrazione Trump contro lo sblocco di due miliardi di dollari già stanziati per l’USAID. Una decisione che ha diviso il massimo organo della giustizia americana, con cinque giudici favorevoli e quattro contrari, e che rappresenta una piccola ma significativa vittoria per il mondo della cooperazione internazionale. La sentenza, che annulla la decisione di Trump di bloccare i fondi, accoglie il ricorso di un giudice federale e ripristina i pagamenti legittimamente deliberati dal presidente Joe Biden.
Mentre la Corte suprema resiste alle pressioni del trumpismo, le conseguenze dei tagli agli aiuti esteri si fanno sentire a livello globale. L’UNICEF ha lanciato l’allarme: le riduzioni dei finanziamenti annunciate da numerosi Paesi donatori limiteranno la capacità dell’organizzazione di raggiungere milioni di bambini in grave difficoltà. Questi tagli, che seguono due anni di riduzioni degli aiuti in un momento di bisogno senza precedenti, rischiano di lasciare senza sostegno minori colpiti da conflitti, bisognosi di vaccinazioni contro malattie mortali come il morbillo e la poliomielite, e privi di accesso all’istruzione e a cure mediche adeguate.




