Berlin ammette: "Non escluso l'uso di asset russi per finanziare Kiev"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Una significativa, benché parziale, apertura arriva dalla capitale tedesca riguardo alla spinosa questione del possibile utilizzo dei beni russi congelati per sostenere finanziariamente l'Ucraina, un tema che divide da mesi i partner occidentali e sul quale Berlino aveva finora mantenuto un approccio particolarmente cauto. La dichiarazione, che giunge in un momento di intensa attività diplomatica e di segnali contrastanti da varie capitali, segna un'evoluzione nella posizione tedesca, sebbene non si tratti ancora di un pieno assenso all'operazione.
Le minacce di Putin e la via militare sempre aperta
La notizia si colloca sullo sfondo di un nuovo, perentorio monito lanciato dal presidente russo Vladimir Putin, il quale, in un’intervista, ha riaffermato con linguaggio brutale l'obiettivo di "liberare" le regioni del Donbass e i territori che Mosca definisce "Nuova Russia". "Tutto si riduce a questo: o libereremo questi territori con la forza, oppure le truppe ucraine lasceranno questi territori e smetteranno di combattervi", ha dichiarato, escludendo de facto una soluzione negoziata sullo status di quelle aree e ribadendo una prospettiva puramente militare come unica via d'uscita secondo il Cremlino. Queste parole, che arrivano a distanza di tempo dall'inizio delle ostilità, sembrano voler chiudere ogni spazio a mediazioni sul punto territoriale, considerato da Mosca ormai non negoziabile.
La diplomazia parallela di Washington e il vertice mancato
Nel frattempo, prosegue l'attività di una diplomazia parallela statunitense, che vede coinvolti l'inviato Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente Trump. Dopo un incontro al Cremlino con Putin che non ha prodotto, stando alle fonti, alcuna svolta immediata, i due sono attesi in Florida per un colloquio con il negoziatore ucraino Rustem Umerov, incontro a cui non parteciperà invece il presidente Volodymyr Zelensky. Il presidente Trump ha commentato positivamente il vertice di Mosca, definendolo "molto buono" e ribadendo la propria convinzione che "Putin vuole finire la guerra", un'interpretazione che non trova riscontro nelle dichiarazioni pubbliche del leader russo e che suscita perplessità in alcune cancellerie europee.
L'allentamento delle sanzioni e le tensioni nella Nato
Un altro tassello che alimenta il complesso quadro internazionale è la decisione unilaterale di Washington di sospendere una parte delle sanzioni contro il colosso petrolifero russo Lukoil. Il Dipartimento del Tesoro americano ha infatti concesso un'esenzione specifica per le stazioni di servizio del gruppo situate al di fuori dei confini russi, consentendo loro di continuare le ordinarie operazioni commerciali. Questa mossa, tecnicamente circoscritta ma dal forte valore simbolico, si accompagna alle parole di Putin che continua a dipingere la Nato come "una minaccia" tanto per l'Unione Europea quanto per la Russia stessa. In un clima di diffidente attesa, circolano poi indiscrezioni, prontamente smentite dall'Eliseo, secondo cui il presidente francese avrebbe messo in guardia i leader europei sul rischio di un "tradimento" degli interessi di Kiev da parte degli Stati Uniti, segno di un sottile ma palpabile nervosismo nelle relazioni transatlantiche mentre il conflitto prosegue.




