La Commissione europea scommette sugli asset russi per sostenere Kiev

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha illustrato due distinte proposte legislative, concepite per garantire all'Ucraina un sostegno finanziario massiccio nei prossimi due anni, un periodo che la stessa von der Leyen ha definito "critico" per il paese aggredito. Le iniziative, che puntano a mobilitare fino a 90 miliardi di euro, scaturiscono dalla necessità di coprire un fabbisogno valutato in 135 miliardi per mantenere in funzione lo Stato e i suoi servizi essenziali, mentre i negoziati di pace procedono e, parallelamente, la Russia intensifica la sua offensiva. Il piano, che rappresenta una sfida anche dal punto di vista giuridico e politico, mira a coprire due terzi del necessario, attraverso meccanismi che, seppur diversi, si fondano sull'utilizzo degli asset russi immobilizzati all'interno dell'Unione.

I due pilastri finanziari della proposta

La prima ipotesi avanzata da Bruxelles prevede l'emissione di prestiti europei sui mercati finanziari, operazione che richiede una modifica del Quadro finanziario pluriennale dell'UE per trovare una copertura di bilancio. La seconda strada, più innovativa e dibattuta, si basa invece sullo strumento del "Prestito di riparazione", il quale attingerebbe alla liquidità generata dalle istituzioni finanziarie europee che detengono gli asset russi congelati, un riferimento che va al di là della sola Euroclear e che include tutti gli enti similari. Quest'ultima opzione, sostenuta con forza da Berlino e dalla stessa von der Leyen, rappresenta una risposta diretta alla richiesta di sicurezza giuridica da parte degli Stati membri e degli istituti finanziari, preoccupati da possibili ritorsioni o azioni legali.

Le garanzie e gli ostacoli sul tavolo

Per rendere fattibile, in particolare, l'impiego degli asset russi, la Commissione ha inserito nelle sue proposte una norma che vieterebbe espressamente il ritorno di tali beni a Mosca fino al termine del conflitto, creando così un vincolo giuridico a lungo termine. Si tratta di una misura che, insieme alle salvaguardie specifiche contro i rischi legali, intende superare le resistenze di alcuni paesi e della stessa Banca centrale europea, i quali hanno espresso perplessità sulla stabilità finanziaria e sulle implicazioni geopolitiche di un simile passo. La presenza stessa di due progetti distinti, del resto, riflette le divergenze interne al Consiglio, dove la scelta definitiva rimane oggetto di una negoziazione complessa.

Il contesto operativo e le prospettive immediate

L'urgenza dell'intervento è dettata dal calendario: le risorse finora stanziate per Kiev si esauriranno entro la fine del prossimo anno, rendendo indispensabile definire con anticipo il quadro per il biennio 2026-2027. La proposta della Commissione, presentata insieme al Commissario per l'Economia, dovrà ora essere discussa e approvata all'unanimità dai governi nazionali, un passaggio che promette di essere lungo e articolato. L'obiettivo dichiarato è quello di assicurare all'Ucraina un flusso di aiuti prevedibile e sostanziale, indipendentemente dagli esiti sul campo o al tavolo delle trattative, utilizzando ogni strumento finanziario disponibile, compresi quelli più controversi legati alle risorse della controparte.

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