Acquisti online, da Temu a Shein: come i dazi di Trump cambiano lo shopping low cost
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Redazione Economia
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La politica commerciale aggressiva dell’amministrazione Trump sta ridisegnando il mercato dell’e-commerce, soprattutto per quei consumatori americani abituati a riempire il carrello virtuale con prodotti a basso costo direttamente dalla Cina. Con la fine delle esenzioni doganali “de minimis” per i pacchi sotto gli 800 dollari, entrata in vigore lo scorso 1° maggio, piattaforme come Temu hanno già annunciato l’interruzione delle vendite dirette verso gli Stati Uniti. Una mossa che, sebbene non coinvolga ancora Shein, sta costringendo entrambi i colossi a rivedere le strategie di pricing, con inevitabili ripercussioni sui clienti.
Mentre Trump ribadisce che i dazi sono «una leva per proteggere l’industria americana», giornalisti e influencer smontano pezzo per pezzo la narrazione. In decine di video diventati virali, elettori del tycoon vengono intervistati con la stessa domanda: «Chi pagherà queste tariffe?». La risposta, spesso ingenua, è sempre la stessa: «I cinesi, le aziende». Eppure, come viene puntualmente spiegato, il vero costo ricade sui consumatori statunitensi, già alle prese con l’aumento dei prezzi e il timore di una recessione.
L’effetto è tangibile. Se prima un abito su Shein o un paio di cuffie su Temu costavano pochi dollari, ora gli stessi prodotti hanno subito rincari, anche del 20-30%. Un cambiamento che sta spingendo molti a ripensare le proprie abitudini d’acquisto, abbandonando il modello del “tutto e subito a pochi centesimi” a favore di alternative locali o di seconda mano. Non a caso, in alcune città si moltiplicano iniziative come il noleggio di galline per avere uova fresche senza doverle comprare al supermercato.
Dall’altra parte dell’oceano, intanto, l’allarme è palpabile. A Shanghai, navi cargo capaci di trasportare ventimila container restano ferme in attesa di chiarimenti, mentre a Los Angeles, il porto più trafficato degli Stati Uniti, ci si prepara a un’ondata di ritardi e congestioni. Quella che doveva essere una misura per colpire Pechino rischia di trasformarsi in un boomerang, con intere filiere commerciali costrette a riorganizzarsi in fretta.




