Processo Regeni, la testimonianza della madre
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Redazione Interno
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Nell'aula bunker di Rebibbia, durante il processo contro i quattro agenti dei servizi segreti egiziani accusati del sequestro e dell'uccisione del ricercatore friulano Giulio Regeni, la madre del giovane, Paola Deffendi, ha offerto una testimonianza straziante. La donna, visibilmente commossa, ha raccontato i drammatici momenti del riconoscimento del corpo del figlio, avvenuto in obitorio. "Quando ho dovuto riconoscere il corpo di Giulio - ha dichiarato - ho potuto vedere solo il suo viso. Era coperto da un telo e chiesi di poter vedere almeno i piedi, ma una suora mi disse 'suo figlio è un martire'".
Le parole di Paola Deffendi, pronunciate con voce rotta dall'emozione, hanno risuonato nell'aula come una scudisciata, lasciando un segno indelebile nei presenti. La madre ha descritto con precisione le torture subite dal figlio, evidenziando la brutalità e la bestialità inflitte sul corpo del giovane ricercatore. "Guardandolo, capii subito che era stato torturato", ha aggiunto, sottolineando come il dolore di una madre sia incommensurabile di fronte a tali atrocità.
Il processo, che si svolge a porte chiuse per garantire la sicurezza dei testimoni e delle parti coinvolte, rappresenta un momento cruciale nella ricerca della verità e della giustizia per Giulio Regeni. La testimonianza di Paola Deffendi, oltre a fornire un quadro dettagliato delle sofferenze patite dal figlio, mette in luce l'importanza di fare luce su un caso che ha scosso profondamente l'opinione pubblica internazionale.
La presidente della Corte d'Assise, Paola Roja, ha condotto l'udienza con rigore e determinazione, ponendo domande precise e puntuali per ricostruire i fatti e accertare le responsabilità degli imputati.




