Tumore del colon-retto, dalla prevenzione alle terapie personalizzate: il nodo dell’adesione agli screening

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Una giornata interamente dedicata alla prevenzione del tumore al colon-retto, quella organizzata a Magenta dall’Associazione intervento contro i tumori (Aicit) insieme a Salute Donna, con la collaborazione dei medici dell’Asst Ovest Milanese e il patrocinio del Comune. L’evento, che ha visto la partecipazione di rappresentanti della sanità e delle istituzioni locali, ha rappresentato l’occasione per ribadire un concetto tanto semplice quanto cruciale, espresso con chiarezza dal direttore sanitario dell’Asst Ovest Milanese, Valentino Lembo: intervenire precocemente salva la vita e consente di optare per cure meno invasive, oltre che più efficaci. A fare da attrazione, per i cittadini intervenuti, un colon gonfiabile che ha permesso di osservare dall’interno la differenza tra tessuti sani, diverticoli e polipi, rendendo tangibile l’importanza di un controllo che, come ha ricordato il primario di Chirurgia del Fornaroli, Camillo Bertoglio, rende non necessario il miglior intervento chirurgico, quello che si evita grazie appunto alla prevenzione.

“DiSegni Diversi”: quando la medicina diventa sartoriale

Proprio su questo fronte, quello della personalizzazione delle cure, si inserisce la campagna di sensibilizzazione denominata “DiSegni Diversi”, promossa da EuropaColon Italia. “Ogni persona è unica. E unico è il suo modo di affrontare il tumore”: questo il messaggio di fondo dell’iniziativa, che mira a far conoscere l’importanza dei test molecolari nei tumori del colon-retto metastatici. Anche a fronte di una diagnosi apparentemente identica, le caratteristiche molecolari della neoplasia possono variare significativamente da un individuo all’altro, influenzando in modo determinante la risposta alle terapie. La medicina contemporanea, oggi, dispone degli strumenti per non procedere più per tentativi; i test di tipizzazione molecolare permettono all’équipe curante di decifrare la “carta d’identità” del tumore, scegliendo così il trattamento più mirato ed efficace per quel preciso paziente, in un’ottica di medicina sempre più personalizzata.

Familiarità e nuove frontiere: il caso delle Marche

Il tema della prevenzione, tuttavia, non riguarda solo chi ha già ricevuto una diagnosi, ma si estende inevitabilmente a chi ha una storia familiare di malattia. Il tumore del colon-retto, che in Italia colpisce ogni anno circa 50mila persone, registra un preoccupante aumento di incidenza non solo nella fascia tra i 50 e i 55 anni, ma anche tra i giovani adulti, in particolare tra i 40 e i 50 anni. Per chi ha familiarità, come nel caso di un quarantenne con madre e zia colpite dalla patologia, il monitoraggio diventa essenziale anche in assenza di sintomi, perché la diagnosi precoce è l’unico strumento in grado di intercettare la malattia quando è ancora trattabile con approcci conservativi.

Un esempio virtuoso, seppur parzialmente in sofferenza, arriva dalle Marche, prima regione italiana ad aver esteso lo screening per il tumore del colon-retto alla fascia di età compresa tra i 45 e i 74 anni. Un traguardo importante, che ha visto Palazzo Raffaello illuminarsi di blu in segno di sensibilizzazione, ma che si scontra con un dato ostico: nonostante l’invito formalizzato dalle autorità sanitarie, solo un marchigiano su tre aderisce al programma, sottoponendosi al test per la ricerca del sangue occulto nelle feci. Un dato che fotografa il paradosso della prevenzione moderna: disporre di strumenti diagnostici all’avanguardia non basta se manca la risposta dei cittadini, il cui ruolo attivo rimane il vero fattore critico per abbattere la mortalità.

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