Zeller e il tricolore: la polemica infiamma Merano, mentre Dulbecco scatena il caos
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Redazione Interno
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Katharina Zeller, neoeletta sindaca di Merano, ha trasformato quello che avrebbe dovuto essere un semplice gesto formale – l’indossare la fascia tricolore durante l’insediamento – in un caso politico dai toni accesi. "Ho sempre cercato di unire i due gruppi linguistici, ma quel simbolo è stato strumentalizzato dall’estrema destra per dividere", ha dichiarato a Corrado Formigli, definendo la richiesta di esibire il tricolore una "prepotenza". Una posizione che, se da un lato ha raccolto il sostegno di chi vede nella bandiera un retaggio controverso, dall’altro ha scatenato reazioni durissime, culminate in una petizione con oltre 40mila firme che chiedono le sue dimissioni.
Non è solo la questione del tricolore, però, a tenere banco. L’ex sindaco di Merano, Paul Rösch, ha bollato le giustificazioni di Zeller come "una toppa peggiore del buco", accusandola di aver danneggiato la sua reputazione pur di uscire dall’impasse. "Mi hanno dipinto come un maschilista, come se avessi esercitato una pressione inaccettabile su una giovane donna", ha ribattuto Rösch, riferendosi alle critiche ricevute dopo lo scontro protocollare. Intanto, i negoziati per formare la giunta sembrano arenarsi, in un clima sempre più polarizzato.
A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Angelo Francesco Dulbecco, sindaco di Caravonica, che in un post su Facebook ha definito Zeller "quella stronza di sindaca sudtirolese". Un insulto plateale, che ha ulteriormente inasprito il dibattito, già surriscaldato dal rifiuto iniziale della prima cittadina di Merano. Dulbecco, senza mezzi termini, ha legato la sua esplosione al caso della fascia tricolore, visto come un affronto all’identità nazionale.
E mentre la politica locale si divide tra chi sostiene che il tricolore debba essere un simbolo condiviso e chi lo ritiene un’imposizione, la vicenda assume contorni quasi paradossali. Quella che poteva apparire come una semplice divergenza di protocollo si è trasformata in uno scontro ideologico, con accuse reciproche che vanno ben oltre la questione iniziale. Zeller, dal canto suo, insiste nel negare qualsiasi intento separatista, ma il danno ormai è fatto: il gesto – o meglio, il non-gesto – ha scavato un solco profondo, riaccendendo antiche tensioni.
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