Zelig On, il laboratorio Zelig dove Wendy debutta e la panchina di Ale e Franz accoglie Chiara Lippi e Max Angioni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È stata una quarta puntata, quella andata in onda domenica 3 maggio su Italia 1, a restituire l’essenza più autentica del progetto Zelig On, ovvero quella di un cantiere aperto dove la comicità si rigenera attraverso il ricambio generazionale. Lo spin-off, condotto dalla ormai rodata coppia formata da Paolo Ruffini e Lodovica Comello, ha alternato sul palco – come da copione di questo laboratorio voluto da Giancarlo Bozzo – veterani della risata e volti nuovi, confezionando una serata che ha puntato tutto sulla freschezza delle proposte. Il debutto più atteso, in tal senso, è stato probabilmente quello di Wendy, una new entry che ha scelto di esordire in questo contesto con un monologo incentrato sulla vita a quarant’anni, un tema che, se affrontato con il giusto distacco, riesce quasi sempre a creare un ponte immediato con il pubblico in sala.

L’arte del colloquio e la cronaca che si fa racconto intimo

Se da un lato la novità ha fatto capolino con i giovani talenti, dall’altro l’appuntamento di domenica ha saputo dosare sapientemente l’ironia surreale e la commozione trattenuta. Max Angioni, ormai una certezza per il pubblico di Italia 1, si è raccontato (o meglio, ha inscenato una versione grottesca di sé) attraverso il colloquio con Elia per diventare pescatore, regalando uno di quei momenti di “non sense” che lo hanno reso celebre sin dai tempi di Italia’s Got Talent. In netto contrasto con questa leggerezza, Alessandra Battaglia ha portato in scena un racconto di ben altro peso specifico. Senza scadere nel facile vittimismo, l’artista ha rievocato un terribile episodio di violenza subìto da suo padre, un momento in cui quest’ultimo è rischiato di perdere la vita. Un passaggio, quello della comica, che ha trasformato il palco in uno spazio di narrazione cruda ma rispettosa, dimostrando come la stand-up comedy possa talvolta farsi veicolo di memorie dolorose senza per questo perdere la sua forza comunicativa.

La panchina come simbolo di continuità e i ritorni in passerella

A fare da collante tra le diverse anime della trasmissione ci hanno pensato, ancora una volta, Ale e Franz. Il celebre duo è tornato a sedersi sulla sua iconica panchina, un luogo simbolico dove la comicità si fa dialogo e improvvisazione, e in questa occasione hanno accolto in loro compagnia Chiara Lippi e lo stesso Max Angioni. Un quartetto, quello formato sul palco, che ha funzionato grazie alla chimica tra chi la comicità l’ha scritta per decenni e chi invece la sta riscrivendo in questi anni. A impreziosire ulteriormente il quadro, ci ha pensato una vera e propria operazione nostalgia, perfettamente in linea con lo spirito di Zelig On che ama mescolare passato e presente: le miss 13 e 17, interpretate da Katia Follesa e Valeria Graci, sono infatti tornate a sfilare (questa volta sul palco del celebre cabaret) in occasione della finale di “Miss Italia 2026”.

Quando la routine diventa spettacolo e le differenze di genere fanno ridere

La varietà dei registri è stata infine garantita da due interpreti dalle cifrature stilistiche molto precise. Da una parte Vincenzo Comunale, che ha costruito la sua perfomance sulle sottili (ma a quanto pare insormontabili) differenze tra uomini e donne; un tema classico della comicità di coppia che lui ha rivisitato con un ritmo serrato, giocando sugli stereotipi quotidiani e sui piccoli litigi che nascono dalle incomprensioni di genere. Dall’altra, il resto di un cast so che non ha sfigurato, dimostrando che il meccanismo di Zelig On – nonostante la sua natura di spin-off – regge perfettamente perché riesce a dare profondità anche a chi sale sul palco per la prima volta. La scommessa di questo laboratorio, insomma, sembra essere proprio quella di normalizzare l’eccezionalità: far sì che un esordio (quello di Wendy) o un ritorno (quello di Follesa e Graci) convivano sullo stesso piano, dentro a una stessa serata.

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