Zelensky dice no alle elezioni in Ucraina: «C’è un piano di pace condiviso con Ue e Usa»
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Redazione Esteri
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Volodymyr Zelensky è un uomo in attesa. Attende gli alleati, la pace, i Patriot. Ma soprattutto attende di capire come farà il paese a sopravvivere a un altro inverno di guerra. E attende anche che cessino le domande sulle ombre che continuano ad allungarsi attorno al suo potere, entrate all’interno delle stanze del suo staff. Oggi i Volenterosi arrivano a Kiev per la riunione della coalizione.
Il vertice dei Volenterosi e il piano di pace
A celebrare il 35esimo compleanno dell’indipendenza dell’Ucraina ci saranno il presidente del Consiglio europeo António Costa, il presidente finlandese Alexander Stubb, la premier danese Mette Frederiksen e tutti i leader dei tre baltici oltre ad altri capi di Stato, in quella che si preannuncia come una riunione cruciale per il futuro del conflitto.
Secondo quanto riferito da Downing Street, il primo ministro britannico Andy Burnham si recherà oggi a Kiev per il suo primo viaggio internazionale da quando ha assunto l'incarico alla fine di luglio, in occasione del 35esimo anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina; il leader laburista dovrebbe annunciare che il governo ha acconsentito a che l'azienda di difesa Mbda condivida informazioni classificate sui componenti britannici del missile a lungo raggio Scalp, si legge in un comunicato di Londra.
I tre punti del piano concordato con americani ed europei
Volodymyr Zelensky sa che questa fase della guerra è particolarmente complessa. Secondo il presidente ucraino, subito dopo le elezioni per la Duma, Vladimir Putin mobiliterà almeno 300 mila persone. Gli attacchi di Kiev nel cuore della Federazione stanno mettendo a nudo le difficoltà del Cremlino nel tenere la guerra fuori dalla quotidianità dei russi, tanto che lo zar ha chiarito che la reazione sarà sempre più brutale.
In questo contesto, il presidente ucraino ha rivelato l'esistenza di un piano di pace condiviso con Stati Uniti e Unione Europea: «Riteniamo sia la fase più attiva in cui la diplomazia può portare alla fine della guerra entro fine estate 2027», ha dichiarato nel corso di un briefing con i giornalisti, il primo da mesi dopo una serie di polemiche politiche interne.
Il paletto principale resta il cessate il fuoco, ma la seconda parte è ciò che hanno proposto gli americani, una zona economica franca che prevede il ritiro delle truppe da entrambe le parti per creare una sorta di cuscinetto sotto l'amministrazione di una terza parte, sebbene non sia ancora chiaro di che tipo si tratterà.
Il no categorico alle elezioni in tempo di guerra
Il presidente ha poi risposto alla sfida dell’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, che lo ha pubblicamente sfidato con un video in cui chiedeva di «ripristinare un processo democratico» e di andare al voto nonostante l'invasione russa. La replica di Zelensky è stata netta: le elezioni in questo momento sarebbero uno tsunami per lo Stato che potrebbe dividere l'Ucraina, un rischio enorme considerando che il mandato presidenziale è tecnicamente scaduto a maggio 2024 ma la legge marziale, in vigore dall'inizio dell'invasione su larga scala, ne congela di fatto il rinnovo.
Organizzare un voto in queste condizioni sarebbe impossibile, ha argomentato il presidente, a causa delle difficoltà logistiche nel garantire la partecipazione dei militari al fronte, dei milioni di rifugiati all'estero e dei cittadini residenti nei territori occupati da Mosca, senza contare che il processo richiederebbe la fine dei bombardamenti, condizione che Vladimir Putin non sembra intenzionato a concedere.
La finestra diplomatica e le ombre sul potere
L’Europa e i volenterosi sono a Kiev per celebrare il giorno dell’Indipendenza ucraina, e Zelensky tra un missile e un drone li accoglie parlando di pace. La finestra di opportunità per i negoziati si estenderebbe dal vertice del G20 di dicembre fino alla fine dell'estate del 2027, periodo oltre il quale inizieranno le presidenziali americane che rischierebbero di distrarre Washington dalla partita ucraina.
Nel frattempo, però, il presidente deve fare i conti anche con le polemiche interne che hanno portato al licenziamento di Fedorov e alle successive manifestazioni popolari di sostegno all'ex ministro, mentre le indagini dell'ufficio anticorruzione ucraino continuano a scandagliare il suo entourage più ristretto, come dimostra il caso di Iryna Mudra, la numero due del suo staff recentemente allontanata.
Nonostante le critiche e le pressioni, Zelensky sembra intenzionato a giocare la sua partita su un doppio binario: da una parte proporre un piano di pace che possa incontrare il favore di Washington e dei partner europei, basato su tregua, zona franca e ritiro delle truppe, dall'altra blindare le difese aeree del paese in vista dell'inverno, sperando di ottenere almeno il 5-10% delle riserve statunitensi di missili Patriot per proteggere le città dagli attacchi russi.
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