Salvini archivia Piantedosi e punta al Viminale, mentre la Lega scommette su Musk e il federalismo
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Redazione Interno
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Tra le provocazioni di Elon Musk, ospite d’eccezione del primo giorno di congresso, e il revival del federalismo migliano – con qualche accenno persino alle macroregioni – la Lega di Matteo Salvini ha lanciato un messaggio chiaro al governo: vuole il suo leader al Viminale. La richiesta, partita dal capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, è diventata in poche ore un coro unanime, raccogliendo l’adesione di nomi pesanti come il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga, il segretario veneto Alberto Stefani e gli storici fedelissimi Andrea Crippa e Claudio Durigon.
La mossa segna la fine politica del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, indicato dalla Lega nel 2022 ma ormai percepito come un elemento distante dal partito. La platea di Firenze, del resto, non ha lasciato dubbi: quando il nome di Salvini è stato accostato al dicastero, l’applauso è stato fragoroso. Un segnale che, seppur non esplicitamente tradotto in una richiesta di rimpasto, peserà inevitabilmente sui già complessi equilibri di governo.
Intanto, il nuovo statuto approvato dal congresso sancisce definitivamente la trasformazione del Carroccio da Lega Nord a formazione sovranista e nazionalista, seppellendo quel che restava del vecchio progetto autonomista. Un passaggio reso inevitabile dai guai giudiziari – tra cui la condanna per la maxi-truffa da 49 milioni – e dallo slittamento verso un’identità sempre più trumpiana, anti-Ue e critica verso le politiche green.
In sala, i militanti non hanno risparmiato strali contro Bruxelles, accusata di aver imposto dazi e normative punitive, salvo poi fare marcia indietro. Antonio D’Apote, medico in pensione di Reggio Emilia, ha sintetizzato lo spirito della platea: «L’Europa ha sbagliato tutto, e noi lo avevamo detto». Un tono che riflette la linea dura del partito, sempre più orientato a cavalcare lo scontento verso le istituzioni continentali.




