La cessione della Garibaldi a Giacarta e i nodi irrisolti dei rapporti con Drass: Turco attacca Crosetto
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Redazione Interno
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L’operazione che porterà alla cessione a Titolo gratuito di nave Garibaldi all’Indonesia, un’unità varata nel 1983 e posta in riserva per obsolescenza nel 2024, continua a sollevare interrogativi che dal piano strettamente tecnico-navale si sono ormai spostati su quello politico e, potenzialmente, giudiziario. Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, ha infatti puntato il dito contro il ministro della Difesa, Guido Crosetto, reo a suo dire di non aver fornito chiarimenti sufficienti sul merito della vicenda, limitandosi invece a contestazioni di natura procedurale e formale. La nota diffusa dal dicastero, secondo Turco, non avrebbe fatto alcun passo avanti per dissipare le ombre che avvolgono l’intera trattativa, in particolare per quel che concerne i ruoli e i rapporti intercorrenti tra il titolare della Difesa, alcune imprese private del settore e le controparti istituzionali indonesiane.
L’intreccio tra la cessione della portaerei e gli interessi privati
Al centro della polemica, che il senatore pentastellato ha portato all’attenzione delle Commissioni parlamentari competenti, vi è la lettera che la Marina indonesiana avrebbe inviato a quella italiana, un documento nel quale si farebbe riferimento a delle “compensazioni” – così almeno si legge nelle ricostruzioni giornalistiche – da destinare alla Drass, società livornese specializzata in sistemi subacquei militari e veicoli per le forze speciali. Una missiva, questa, che secondo le dichiarazioni di Turco non sarebbe stata allegata al dossier ufficialmente presentato ai parlamentari per ottenere il via libera alla donazione della nave, un tempo ammiraglia della flotta e ora destinata a diventare, dopo un radicale refitting, il nuovo fiore all’occhiello della Marina di Giacarta, probabilmente in concomitanza con le celebrazioni per l’anniversario delle proprie forze armate. L’intreccio, già di per sé complesso, si infittisce ulteriormente se si considera che l’amministratore unico di Drass, l’ingegnere Sergio Cappelletti, si trovava a Dubai proprio negli stessi giorni in cui il ministro Crosetto era presente nel medesimo emirato, un dettaglio emerso da inchieste stampa che hanno portato alla luce anche i passati rapporti tra l’azienda e Fratelli d’Italia, il partito guidato dalla presidente del Consiglio, con tanto di finanziamenti alla struttura toscana e legami professionali di Crosetto con Aiad, l’associazione delle imprese della difesa da lui presieduta prima di entrare al governo.
Il valore della nave e il nodo delle compensazioni
Il valore stimato dell’unità, che alcuni analisti quantificano intorno ai 450 milioni di dollari se si considera il pacchetto complessivo di ammodernamenti e forniture future, viene ceduto per zero euro all’Indonesia, una scelta che il governo giustifica con la necessità di rafforzare la cooperazione militare con un partner strategico nell’area Indo-Pacifica, aprendo la strada a commesse miliardarie per colossi come Fincantieri e Leonardo. Eppure, a latere di questa cessione, spunta il nome di Drass, un’azienda privata che secondo alcune ricostruzioni della stampa specializzata sarebbe già sotto contratto per fornire aiuti alla penisola malese non solo sistemi subacquei, ma anche sei mini-sommergibili, i cosiddetti midget, per un valore che potrebbe aggirarsi intorno ai 480 milioni di euro. L’interrogativo, sollevato da Turco con una punta di sarcasmo, è duplice: perché mai la Marina indonesiana, in una comunicazione ufficiale, dovrebbe prefigurare compensazioni per una ditta privata italiana, e in che termini questa ditta, che ha finanziato il partito del ministro, verrebbe “compensata” in un affare di Stato? L’assenza di risposte chiare da parte di Crosetto, che con Cappelletti non ha ancora chiarito se vi sia stato o meno un incontro a Dubai, alimenta un clima di sospetto che rischia di avvelenare il dibattito nelle Commissioni Difesa di Camera e Senato, chiamate a breve a esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante sullo schema di decreto ministeriale che autorizza il trasferimento della Garibaldi.
La delusione di Taranto e i dubbi procedurali
Mentre la politica nazionale si interroga sui possibili conflitti d’interesse, a Taranto, città che per decenni ha ospitato la nave e che ne ha seguito con orgoglio le missioni internazionali, dalla Somalia all’operazione Enduring Freedom dopo l’attentato alle Torri Gemelle, la sensazione è quella di un’occasione mancata. Da tempo associazioni, enti locali e persino la Camera di Commercio di Brindisi-Taranto avevano avanzato la proposta di trasformare il portaelicotteri in un museo galleggiante, un attrattore turistico capace di generare economia e posti di lavoro in vista anche dei Giochi del Mediterraneo del 2026. Progetti che prevedevano la donazione dell’unità alla città e la sua conversione in una struttura ricettiva e culturale unica nel suo genere, ma che si sono scontrati con le valutazioni del Ministero dell’Economia e della Difesa, secondo i quali i costi di bonifica e mantenimento – stimati in circa cinque milioni di euro all’anno – sarebbero stati insostenibili. La sensazione, nell’ambiente degli armatori e dei cantieri navali locali, è che si sia preferito regalare all’estero un pezzo di storia patria pur di non investire risorse sul territorio, una scelta che appare ancora più incomprensibile alla luce delle decine di milioni che si spenderanno per rendere operativa la nave per la Marina indonesiana, con conseguenti ritorni economici per l’industria nazionale ma senza alcun beneficio diretto per le casse pubbliche italiane, che infatti non vedranno un euro dalla transazione.
Description: Il senatore M5S Turco attacca il ministro Crosetto sulla cessione gratuita di nave Garibaldi all'Indonesia. Dubbi sui rapporti con Drass e su presunte compensazioni. Taranto si sente tradita.
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