Inzaghi si racconta a cuore aperto: “Senza quella maledetta finale sarei rimasto all’Inter”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non prova alcuna nostalgia per l’Italia, Simone Inzaghi, e lo dichiara senza mezzi termini nel corso di un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. L’ex tecnico dell’Inter, oggi alla guida dell’Al-Hilal in Arabia Saudita, ha ripercorso i momenti salienti della sua avventura nerazzurra, mettendo in luce le difficoltà di una stagione, quella conclusasi il 31 maggio 2025, che lui stesso ha definito “disgraziata”. Il tecnico piacentino, che ha scelto di trasferirsi a Riad per quella che definisce “una nuova sfida lontana dalle pressioni italiane”, ha chiuso nettamente la porta a un possibile ritorno nel nostro campionato, sostenendo di aver trovato in Medio Oriente un ambiente perfettamente a suo agio. “Sinceramente no”, ha risposto secco chi gli chiedeva se gli mancasse il calcio italiano. La sua vita, oggi, scorre tra il compound e il centro sportivo, con i figli che frequentano la scuola americana e i parenti che lo raggiungono spesso in Arabia; una sorta di bolla protetta che lo ha convinto a restare, tanto che ha rivelato di essere rientrato in Italia soltanto quattro giorni da quando si è trasferito.

L’amarezza per la doppia delusione e l’ombra dell’inchiesta arbitrale

L’intervista, però, non è stata solo una fotografia del presente. Inzaghi ha speso molte parole sul finale della sua gestione a Milano, un periodo segnato da rimpianti cocenti. La sconfitta nella finale di Champions League di Monaco di Baviera, dove il Psg si impose con un pesante 5-0, ha rappresentato uno spartiacque psicologico fondamentale. “Siamo arrivati a quella partita senza energie, né fisiche né mentali”, ha spiegato riferendosi al rush finale di campionato. Con l’amaro in bocca per lo scudetto persi all’ultimo respiro (con un distacco di un solo punto dal Napoli di Antonio Conte), la squadra sembrava aver esaurito la carica emotiva necessaria per competere ai massimi livelli. A inasprire il senso di ingiustizia, poi, ci ha pensato l’inchiesta che ha travolto il mondo arbitrale italiano e, in particolare, la figura del designatore Gianluca Rocchi. Lontano dall’Italia, Inzaghi si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, manifestando tutto il suo disappunto per essere stato trascinato in una narrazione che non gli appartiene. “Mi ha scioccato – ha confessato –. L’Inter ha perso parecchi punti per errori arbitrali l’anno scorso. È paradossale venir citati in una storia in cui siamo stati penalizzati e non favoriti”. Pur non accusando nessuno direttamente, l’ex allenatore ha lasciato intendere che la sensazione di essere stati “derubati” di qualcosa non lo abbandona, anche se si dice pronto a guardare avanti.

Il sogno del triplete e la resa dei conti: “Con la Champions sarei restato”

Forse il momento più intenso dell’intervista è stato quello in cui Simone Inzaghi ha svelato i retroscena del suo addio all’Inter. Una decisione, quella di lasciare Milano, che non era affatto scontata né programmata. “La verità è che è successo tutto molto velocemente”, ha rivelato. A differenza di quanto talvolta si ipotizza, il tecnico non ha mai comunicato la volontà di andarsene ai giocatori prima dell’atto finale di Monaco. “Non avrei potuto farlo perché la decisione – molto sofferta per me e la mia famiglia – non era stata ancora presa”. E invece, il verdetto del campo ha finito per determinare il destino: la batosta subita per mano del Psg ha chiuso un cerchio che, se fosse stato diverso, avrebbe cambiato la storia nerazzurra. “Due giorni dopo la finale – ha raccontato – ci siamo incontrati a casa di Marotta, con Ausilio e Baccin. In quell’occasione ho manifestato l’esigenza di cambiare, perché sentivo che un ciclo si era chiuso. Loro avrebbero voluto continuare, ma hanno capito la mia scelta. Ci siamo lasciati da amici, e lo siamo ancora”. A sigillare questo ragionamento, infine, la frase che fa più rumore: “Se avessimo vinto la Champions League, sarei rimasto all’Inter”. Una constatazione che sottolinea quanto il risultato sportivo, e non altre ragioni, abbia inciso sul suo futuro.

Il nuovo mondo saudita e le critiche respinte da Pedullà

A coronare il quadro, le dichiarazioni sulla sua avventura araba. Inzaghi ha difeso la scelta di approdare all’Al-Hilal, respingendo le critiche di chi lo accusa di aver inseguito esclusivamente un contratto milionario. “Non sono andato per i soldi – ha puntualizzato – ma per conoscere una nuova realtà e mettermi in discussione. A Riad le strutture sono ottime e l’organizzazione perfetta”. Soddisfatto del rendimento della squadra, che ancora non ha perso una partita in stagione, il tecnico piacentino è in corsa per il titolo domestico e per la Coppa del Re. Nel frattempo, in Italia, le sue parole hanno fatto discutere. Il giornalista Alfredo Pedullà, commentando l’intervista sul proprio canale Youtube, ha espresso più di una perplessità sui tempi scelti da Inzaghi per parlare. “Sinceramente non avrei parlato – ha dichiarato Pedullà –. Avrei scelto un altro momento. Sembra quasi che tu voglia parlare per ricostruire determinate cose che non hanno oggi un senso, visto che il collega che ti ha preso il posto (Cristian Chivu, ndr) sta per vincere lo Scudetto”. Un appunto sulla forma, insomma, mentre la sostanza della carriera di Inzaghi rimane scolpita nei successi e nei rimpianti di una generazione di calcio italiano che ha sfiorato la gloria europea.

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