Maledetta primavera, l’Inter si ferma ancora: dal ko in Champions al pari di Firenze, il campionato si riapre

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Passano gli anni e il copione, quasi per scaramanzia o per una consuetudine ormai radicata nella natura della squadra, si ripete identico: quando i primi caldi accarezzano i campi, la macchina nerazzurra, che fino a poco prima sembrava viaggiare a ritmi serrati e inesorabili, inizia improvvisamente a incepparsi. Il pareggio strappato (o più propriamente concesso) al Franchi contro una Fiorentina in lotta per non retrocedere non è solo un’occasione persa, ma la fotografia plastica di una frenesia fisica e mentale che rischia di compromettere certezze che parevano granitiche. La sosta, notoriamente un momento infido capace di spezzare il ritmo a chi è abituato a comandare, diventa così un’occasione per rimuginare, per i nerazzurri, che pure dalla vetta continuano a guardare gli inseguitori dall’alto in basso, sebbene con un vantaggio ridotto ai minimi termini.

La sentenza della trentesima giornata, con il Milan e il Napoli che hanno fatto il proprio dovere rispettivamente contro Torino e Cagliari, ha un peso specifico che va oltre la semplice riduzione aritmetica del distacco. I sei punti che separano l’Inter dal Milan, e i sette dal Napoli, raccontano solo in parte la verità sul campo, perché ciò che emerge dalle ultime uscite è un’altra verità, meno confortante per i tifosi di Appiano. Si percepisce, nell’aria, che la pausa avrà un effetto moltiplicatore sulla tensione accumulata; non è solo una questione di gambe, ma di un’identità di gioco che sembra essersi offuscata proprio nel momento decisivo della stagione.

L’analisi di Pistocchi: “Non più la squadra coesa di due mesi fa”

A mettere nero su bianco questa sensazione è stato Maurizio Pistocchi, giornalista sportivo dal polso fermo, che ha analizzato il momento degli uomini di Inzaghi con il consueto rigore analitico. Intervenendo al termine della gara del Franchi, Pistocchi ha fotografato una realtà che i numeri, da soli, non riescono a raccontare. L’Inter, sì, conserva un vantaggio strutturale su chi insegue, ma “non è più la squadra coesa ed efficace di due mesi or sono”, ha commentato, sottolineando un aspetto cruciale per chi punta al Titolo la gestione delle due fasi. Poco organizzata in fase di non possesso, incapace di mantenere il pallino del gioco con la stessa efficacia in fase di possesso, la squadra appare smarrita, come se avesse smarrito la bussola che l’aveva guidata per gran parte della stagione.

Il giudizio del giornalista si è fatto ancora più severo nel contestualizzare il momento: “In un mese i nerazzurri hanno subito la clamorosa eliminazione dalla Champions e riaperto la lotta per il titolo che era chiusa”. Le parole di Pistocchi, riportate nei consueti spazi di analisi, tracciano un parallelo netto tra l’addio alle coppe europee e la ritrovata incertezza in campionato. La squadra, che sino a febbraio sembrava viaggiare sul velluto, ha improvvisamente accusato il colpo di un’uscita di scena pesante, e quel contraccolpo emotivo si è trasformato in una crisi di risultati e di gioco. Le tre gare senza vittorie, con la sconfitta nel derby e i pareggi con Atalanta e Fiorentina, sono lì a testimoniare un’involuzione che ora rischia di diventare un caso.

I conti in tasca alla corsa scudetto: vantaggio ridotto e nodi tattici

A Firenze, l’Inter ha costruito il proprio autogol nella gestione del vantaggio. Il gol lampo di Pio Esposito, arrivato dopo nemmeno un minuto di gioco, avrebbe dovuto essere il viatico per una serata di controllo e gestione, ma si è trasformato paradossalmente in una trappola. La squadra di Inzaghi, incapace di amministrare l’energia e il possesso, ha subito la brillantezza e l’aggressività dei padroni di casa, sbandando in modo preoccupante nella ripresa fino al gol del pareggio arrivato da un clamoroso errore di impostazione. Sono già dodici, a sentire gli analisti, i punti persi dai nerazzurri in questa stagione da situazioni di vantaggio, un dato che parla da solo sulla fragilità mentale che si è impadronita del gruppo.

E mentre in casa Inter si cerca di razionalizzare, sostenendo che la sosta arrivi forse nel momento migliore per ricaricare le batterie dopo il tour de force, la realtà del calendario incombe. Al rientro, a San Siro, arriverà la Roma di Gasperini, una sfida ostica che si preannuncia come un esame di maturità. Ma sarà soprattutto il giorno successivo a tenere banco nella pianificazione della corsa: al Maradona, Napoli e Milan si scontreranno in un vero e proprio spareggio per il secondo posto. Per i nerazzurri, l’occasione è paradossalmente ghiotta: battere la Roma significherebbe approfittare dello scontro diretto tra gli inseguitori, con la possibilità di allungare su una delle due o su entrambe se il risultato dovesse essere un pareggio. È l’occasione per ribaltare un momento negativo, ma a patto di ritrovare quella solidità perduta.

Dalle polemiche arbitrali al recupero fisico: i tasselli del finale

Nel frattempo, il dibattito si infiamma anche sugli episodi arbitrali che hanno condizionato l’ultimo scampolo di partita. La mancata concessione di un rigore per un tocco di mano in area viola ha fatto storcere il naso a molti osservatori, riaprendo la consueta querelle sulla direzione di gara. Ma, al netto delle decisioni del direttore di gara, il punto centrale che emerge dal Franchi è di natura più tecnica che giudiziaria. La squadra appare fisicamente provata, con alcuni interpreti chiave fuori fase e un centrocampo, cuore pulsante del gioco di Inzaghi, che fatica a garantire la necessaria copertura e la giusta fluidità nella costruzione.

La sensazione, osservando le ultime prestazioni, è che il ciclo di partite ravvicinate abbia lasciato il segno più nel mentale che nel fisico. La clamorosa eliminazione dalla Champions League, un obiettivo dichiarato a inizio anno, ha rappresentato uno choc difficile da digerire per un gruppo abituato a competere su tutti i fronti. Ora, con il campionato che torna a essere l’unico obiettivo, la pressione aumenta vertiginosamente. Il vantaggio di sei punti, per quanto ancora cospicuo, non è più una rendita di posizione, ma un margine da difendere con le unghie in un rush finale che si preannuncia come un percorso a ostacoli. E mentre la pausa servirà a ritrovare lucidità, l’unica vera medicina per questa Inter sarà ritrovare, sul campo, quella coesione e quella ferocia che l’avevano resa imbattibile fino a pochi mesi fa.

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