Bimbo di un anno e mezzo in rianimazione dopo la caduta dal secondo piano a Bologna: l’ipotesi dell’incidente domestico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un boato sordo, poi il silenzio. Quel silenzio che, a via Ada Negri, nel quartiere Pilastro di Bologna, ha preceduto la corsa disperata dei soccorsi. È qui, nel tardo pomeriggio del 9 aprile, che un bambino di appena diciotto mesi ha visto interrompersi bruscamente il suo pomeriggio di giochi, precipitando nel vuoto dal secondo piano di un palazzo. Trasportato d’urgenza in codice di massima gravità – il cosiddetto codice 3 – all’ospedale Maggiore, il piccolo lotta ora tra la vita e la morte, rinchiuso nella morsa fredda della Rianimazione. I medici, che lo hanno accolto in prognosi riservata, parlano di condizioni serissime; al momento il bambino è in coma farmacologico, un sonno artificiale che tiene sospeso il respiro di una famiglia intera.

Il racconto del familiare e la dinamica presunta

A fare chiarezza su quei secondi fatidici, seppure a fatica e con la voce rotta dall’emozione, ci ha provato lo zio del bimbo. Uscito dalla porta di casa con gli occhi lucidi e lo strazio dipinto sul volto, l’uomo ha fornito agli inquirenti la ricostruzione più attendibile di quanto accaduto. “Stavano giocando”, ha sussurrato quasi in un soffio, riferendosi al nipote e alla sorellina. Secondo il suo racconto, il bambino si sarebbe arrampicato sul letto – posizionato, a quanto pare, nelle immediate vicinanze del davanzale – per poi sporgersi o cadere dall’infisso che, probabilmente a causa delle temperature miti, era stato lasciato aperto. Un incidente, insomma, un attimo di distrazione, una giostra di movimenti innocenti che si è trasformata in tragedia.

La caduta, violenta e ineluttabile, lo ha portato dritto sul cemento del cortile retrostante l’edificio, l’area che costeggia i garage condominiali al numero 15. I soccorritori del 118, allertati immediatamente dai residenti o dai parenti presenti in casa, non hanno potuto fare altro che constatare la gravità delle lesioni riportate dal volo dal secondo piano. La polizia, insieme agli uomini della Scientifica, ha avviato i rilievi del caso, cercando di fissare sulla carta le tracce di quella caduta: la posizione del letto, l’altezza del davanzale, la conformazione del punto d’impatto. Al momento, la pista più battuta resta quella dell’incidente domestico, anche se la magistratura non ha chiuso alcun fascicolo e non ha ancora formalizzato alcuna ipotesi di reato, in attesa ovviamente dell’evolversi delle condizioni del piccolo.

Un caso che riaccende i riflettori sulla sicurezza

Questa vicenda, per quanto autonoma e specifica nelle sue circostanze, arriva a stretto giro di posta rispetto a un altro lutto che ha sconvolto il capoluogo emiliano. Solo pochi giorni prima, infatti, un altro minore – un ragazzino di dodici anni – aveva perso la vita in circostanze altrettanto drammatiche, seppur radicalmente diverse. In quel caso, la vittima era precipitata da un lucernario, finendo giù per la tromba delle scale di un palazzo; un episodio che aveva già acceso il dibattito sulla permeabilità degli edifici e sui rischi connessi alla semplice, a volte fatale, curiosità infantile. Se per il dodicenne non c’è stato nulla da fare nonostante i tentativi di rianimazione, per questo bimbo di un anno e mezzo la speranza è ancora un filo teso, sebbene sottilissimo, che lega il suo esanime ai macchinari dell’ospedale Maggiore.

La dinamica ricostruita dallo zio – il bambino che si arrampica sul letto e si avvicina alla finestra – è un classico, purtroppo, delle statistiche sugli infortuni in età evolutiva. Le forze dell’ordine non hanno comunicato ufficialmente se nell’appartamento fossero installati sistemi di sicurezza come le chiusure a prova di bimbo o le reti paraschiena, elementi la cui assenza spesso trasforma un ambiente domestico in un campo minato per i più piccoli. Gli investigatori della Squadra mobile stanno ascoltando i familiari, presenti in casa al momento del fatto, per ricostruire l’esatta sequenza degli eventi: chi si trovava in quale stanza, se la finestra fosse stata aperta per areare o se lo sporto fosse stato volontario. Questioni di secondi, quelle che separano un pomeriggio qualunque da una corsa in ambulanza a sirene spiegate.

La corsa contro il tempo in Rianimazione

Il personale medico del reparto di Terapia Intensiva Pediatrica del Maggiore si trova dunque a gestire un caso di estrema complessità. Il trauma cranico riportato nella caduta sull’asfalto è severo, e la prognosi resta ufficialmente riservata. L’espressione “lotta tra la vita e la morte”, usata dalle prime agenzie di stampa, non è in questo caso un eufemismo giornalistico, ma la cruda realtà clinica che i sanitari affrontano in queste ore. Il piccolo è sedato, intubato, circondato da un esercito di macchinari che ne scandiscono i battiti e le onde cerebrali. I genitori, che lo hanno visto rotolare giù da quell’altezza o che sono stati raggiunti dalla notizia del volo, stazionano in ospedale, assistiti dai servizi sociali e dai mediatori, in un limbo di attesa che solo chi ha vissuto un’esperienza simile può comprendere.

Resta da chiarire, agli occhi della legge, se vi sia stata una sottovalutazione del pericolo da parte dei grandi. L’ipotesi di reato di lesioni colpose, eventualmente aggravate dalla violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni domestici, è sempre sullo sfondo quando un minore precipita da una finestra. Per ora, però, prevale il silenzio investigativo: la priorità assoluta è salvare la vita del bambino. La procura di Bologna, che ha aperto un fascicolo informativo come da prassi in questi casi, coordina le indagini della polizia giudiziaria, ma nessuna decisione sulle eventuali responsabilità verrà presa prima che le condizioni cliniche del diciottenne si stabilizzino o, nella peggiore delle ipotesi, peggiorino definitivamente. La notizia, come spesso accade in questi frangenti, rimane in aggiornamento, in attesa del prossimo, drammatico bollettino medico.

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