Guerra in Iran, Trump alza la tensione: nuovi attacchi e fondi Usa da 67 miliardi
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Redazione Esteri
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La guerra in Iran entra in una nuova fase con gli Stati Uniti che hanno lanciato una nuova serie di attacchi per la decima notte consecutiva, mentre Donald Trump annuncia ulteriori azioni contro Teheran e il segretario alla Difesa Pete Hegseth chiede al Congresso un pacchetto aggiuntivo da 67 miliardi di dollari. La tensione cresce dopo le dichiarazioni del presidente americano, che ha parlato della possibilità di una “guerra totale” e ha affermato che l’Iran “non ha ancora visto nulla”. Nel frattempo il Pentagono segnala quasi 100 militari Usa feriti dal 7 luglio negli scontri con l’Iran, aumentando la pressione sulla gestione del conflitto.
Trump minaccia nuovi attacchi contro l’Iran e cita il sito nucleare Pickaxe
Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno concluso le proprie operazioni contro l’Iran, sostenendo che finora la risposta americana sarebbe stata limitata. Dalla Casa Bianca il presidente ha ridotto le possibilità di un nuovo confronto diplomatico con Teheran, affermando che un incontro non sarebbe possibile finché l’Iran non sarà pronto a discutere secondo le condizioni indicate dagli Stati Uniti. Trump ha inoltre fatto riferimento alla possibilità di colpire presto il bunker Pickaxe, descritto come il sito nucleare iraniano più segreto e fortificato, dove il regime avrebbe nascosto le centrifughe sopravvissute agli attacchi.
La situazione resta legata anche alle valutazioni interne dell’amministrazione americana. Secondo quanto riportato, la Cia avrebbe evidenziato che il regime iraniano potrebbe resistere alla pressione militare, mentre Trump continua a considerare un’azione più ampia contro Teheran. Parallelamente, il presidente americano avrebbe lasciato aperta la possibilità di un confronto con Hezbollah se ritenuto utile, con un’eventuale apertura che potrebbe riguardare anche gli ayatollah nel caso fossero disponibili a discutere. Le prospettive di negoziato restano però ridotte rispetto alla crescente escalation militare.
Il Pentagono chiede nuovi finanziamenti mentre aumentano le perdite
Pete Hegseth ha sottolineato davanti al Congresso degli Stati Uniti l’urgenza di garantire nuove risorse al Pentagono durante una guerra dai contorni ancora incerti. Il segretario alla Difesa americano ha richiesto un pacchetto supplementare da 67 miliardi di dollari, con una parte dei fondi destinata a esigenze operative specifiche. Tra le richieste indicate figurano 1,5 miliardi di dollari per affrontare le carenze critiche di carburante necessarie alle missioni e 2 miliardi per sostituire equipaggiamenti persi o danneggiati nei combattimenti.
La richiesta di nuovi fondi arriva mentre gli scontri con l’Iran hanno già provocato feriti tra i militari statunitensi. Il Pentagono ha comunicato che quasi 100 soldati americani sono rimasti feriti dal 7 luglio a oggi, un dato che accompagna la nuova fase delle operazioni militari. Le dichiarazioni di Hegseth mostrano la necessità, secondo il dipartimento della Difesa, di sostenere le missioni in corso attraverso risorse aggiuntive per carburante, materiali e sostituzione delle perdite subite durante gli scontri.
La risposta iraniana e il messaggio della Guida suprema Mojtaba Khamenei
La leadership iraniana ha reagito alle azioni americane con nuove dichiarazioni contro Washington. La Guida suprema Mojtaba Khamenei ha diffuso su X un messaggio in cui ha definito “un’ingenua fantasia” la pretesa di dominio sul Medio Oriente attribuita agli Stati Uniti, indicati nel suo intervento come “Satana” e “Stati Uniti criminali”. Il messaggio arriva mentre proseguono gli attacchi e aumenta lo scontro verbale tra le due parti.
Secondo fonti della sicurezza israeliana, l’ayatollah non si troverebbe in Iran, anche se le informazioni sulla sua posizione restano legate alle fonti citate. La guerra in Iran continua quindi a svilupparsi su più livelli, con operazioni militari americane, richieste di nuovi finanziamenti al Congresso, dichiarazioni della leadership iraniana e valutazioni sulla possibile evoluzione del confronto tra Washington e Teheran.




