Bologna, la guerriglia dopo la morte di Fakir: 12 indagati e oltre 200mila euro di danni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono già dodici le persone finite nel registro degli indagati a seguito degli scontri di piazza che lo scorso lunedì sera hanno sconvolto il centro storico di Bologna, trasformando una manifestazione pacifica in una vera e propria guerriglia urbana. Le accuse, al momento, ipotizzano reati che vanno dal travisamento e il lancio di oggetti pericolosi fino alla resistenza e violenza a pubblico ufficiale, e il numero, con tutta probabilità, è destinato a salire nelle prossime ore.

Dopo il primo impatto, durante il quale la polizia di Stato ha lavorato a una prima e sommaria identificazione dei volti immortalati dalle telecamere di sorveglianza e dai dispositivi mobili dei presenti, gli inquirenti hanno cominciato a mettere ordine in un materiale probatorio che si preannuncia vastissimo e che, come sottolineato dalle stesse fonti investigative, contiene immagini di "ogni secondo" della serata di follia.

La denuncia del Comune e il conto dei danni

Mentre la macchina giudiziaria si mette in moto, il Comune di Bologna ha iniziato a tirare le somme di quanto accaduto, e il bilancio è tutto sommato pesante. L'assessora alla Sicurezza, Matilde Madrid, ha annunciato in Consiglio comunale che l'amministrazione procederà con una denuncia formale per chiedere il risarcimento dei danni arrecati al patrimonio pubblico, con una richiesta che andrà a colpire direttamente i responsabili di quelle devastazioni. I danni materiali, per ora stimati in via preliminare, ammontano a oltre 200.000 euro, una cifra che comprende sia le strutture pubbliche danneggiate sia i beni di servizio. Di questi, circa 150.000 euro sono stati quantificati per i danni al cantiere del tram, un'opera strategica per la mobilità cittadina che ha subito atti vandalici significativi, mentre 30.000 euro riguardano le biciclette del servizio di sharing Ridemovi, finite tra gli oggetti utilizzati e distrutti durante la guerriglia.

"Come sempre sporgeremo denuncia, con richiesta di risarcimento dei danni subiti a carico dei responsabili", ha ribadito Madrid, aggiungendo che l'auspicio è che gli autori vengano "quanto prima individuati" grazie alla mole di immagini a disposizione.

La solidarietà al sindaco e la condanna delle violenze

In questo clima di tensione e di caccia ai responsabili, si è levata forte la voce di chi ha voluto esprimere sostegno al primo cittadino, il sindaco Matteo Lepore, finito inevitabilmente al centro delle polemiche per la gestione dell'ordine pubblico. Un lettore, in una lettera aperta, ha manifestato piena solidarietà all'amministrazione, sottolineando come fosse "doveroso" organizzare una manifestazione pacifica per dire "No alla violenza", distinguendola nettamente da quella che ha invece provocato i disordini.

La posizione espressa dal cittadino traccia un solco netto tra la protesta civile, legittima e necessaria, e l'azione violenta di una frangia che nulla avrebbe a che fare con il dissenso democratico. Ma è l'analisi del contesto politico e sociale a farsi più aspra, con la denuncia di quella che viene definita "un'epoca reazionaria", in cui si invoca la legge del più forte e in cui voci di dissenso che difendano i più deboli e chiedano verità vengono spesso messe a tacere o strumentalizzate.

Le polemiche politiche e il ruolo delle istituzioni

La vicenda bolognese si inserisce, suo malgrado, in un solco di scontro politico che va ben oltre i confini comunali e che ha visto il governo nazionale, di orientamento politico opposto all'amministrazione cittadina, assumere posizioni dure. Che un esecutivo di destra attacchi un Comune di centrosinistra non è di per sé una novità, ma i toni utilizzati in questa circostanza sono parsi a molti osservatori particolarmente accesi e carichi di una tensione che segna un salto di qualità rispetto al passato.

L'accusa, mossa da più parti, è quella di un utilizzo politico delle forze dell'ordine e di una delegittimazione sistematica del ruolo dell'amministrazione locale; in questo senso, si parla di un governo che avrebbe perso quei "freni inibitori" che normalmente regolano il confronto democratico, in uno scenario internazionale che sembra favorire derive similari.

Da Donald Trump in giù, si sostiene, la destra globale sembra aver trovato una nuova spregiudicatezza, una tendenza a dire e fare cose impensabili fino a qualche tempo fa, e le vicende di Bologna ne sarebbero un riflesso locale, dove la polizia, in divisa, finirebbe per diventare strumento di una precisa linea politica.

Il fascicolo d'inchiesta, intanto, prende corpo e gli investigatori non escludono che il numero degli indagati possa crescere nelle prossime settimane, man mano che le immagini verranno analizzate con maggiore accuratezza e incrociate con le testimonianze raccolte. Il centro di Bologna, teatro di una serata che ha messo a ferro e fuoco la città, cerca ora di ritrovare la normalità, mentre le istituzioni locali si preparano a fare la loro parte sia sul fronte giudiziario che su quello della ricostruzione materiale e morale di quanto accaduto.

La conta dei responsabili, come detto, è appena iniziata, e il lavoro della polizia giudiziaria sarà lungo e certosino, ma la certezza di avere a disposizione un numero impressionante di tracce video fa ben sperare in una rapida e completa identificazione di tutti i protagonisti di quella notte di violenza.

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