Il dolore di Crans-Montana, tra i sopravvissuti e chi aspetta un nome
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Redazione Interno
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La strada che scende a valle da Crans-Montana, una località il cui nome evoca immediatamente mondanità e piste innevate, conduce a Sierre, dove un sole pallido illumina ordinati filari di vite. Qui, lontana ma visibile, si staglia la montagna, la stessa che ha ospitato una tragedia le cui onde d’urto hanno travalicato i confini svizzeri, arrivando dritte in Italia. I fatti, ancora tutti da chiarire nelle loro dinamiche, parlano di un rogo divampato nel bar le Constellation, che ha causato vittime e feriti, molti dei quali connazionali. Mentre le autorità investigative, come riferito dai familiari delle vittime, lavorano congiuntamente per le identificazioni, il proprietario del locale ha rilasciato dichiarazioni alla stampa elvetica, sottolineando il proprio stato di prostrazione e ribadendo di aver sempre rispettato le normative di sicurezza.
La solidarietà immediata e il dolore privato
Jacques Moretti, titolare del Constellation, ha dichiarato al giornale svizzero "20 Minuten" di non riuscire "né a dormire, né a mangiare", assicurando la massima collaborazione per accertare le cause dell’incendio e di essere stato sottoposto, nel recente passato, a controlli regolari. La sua voce si aggiunge a un coro di sofferenza che ha trovato una prima, immediata risposta dall’Italia, in particolare dall’ospedale Niguarda di Milano, dove molti dei feriti sono stati trasferiti. Il direttore del pronto soccorso, Filippo Galbiati, ha descritto un’attivazione spontanea del personale, quasi anticipando le chiamate ufficiali, a testimonianza di un legame che la tragedia ha rinsaldato.
L’attesa angosciante dei familiari
Accanto alla macchina dei soccorsi, però, scorre il rivo più cupo e privato del dolore. Quello di chi, come Andrea Costanzo, ex dirigente farmaceutico e padre di Chiara, una delle giovani vittime, ha ricevuto quella telefonata che nessun genitore dovrebbe mai ascoltare. In un viaggio straziante in auto verso Sion, dove è stata allestita una task force internazionale per le identificazioni, Costanzo ha raccontato con un filo di voce il passaggio dalla speranza alla certezza della perdita. Le sue parole, raccolte mentre era in transito con la moglie, disegnano il profilo di un lutto che deve ancora essere sanzionato dall’ufficialità di un nome restituito, un ultimo, crudo atto burocratico dinanzi all’irrimediabile.
Le inchieste e il percorso verso la verità
Mentre i sopravvissuti, alcuni dei quali riportano ricordi terribili della scena, iniziano un faticoso percorso psicologico e fisico, le indagini proseguono per ricostruire l’esatta sequenza degli eventi. La strada, quella stessa che collega Sierre a Crans-Montana, non è più solo un tragitto geografico ma un simbolo della distanza tra la normalità di prima e il baratro di dopo. Le dichiarazioni delle parti coinvolte, dagli esercenti alle autorità sanitarie italiane, compongono i primi tasselli di una verità giudiziaria che dovrà accertare responsabilità e dinamiche, in un procedimento che vede già al lavoro gli avvocati del locale.




