Filorosso, Bruno Bosco smentisce l’uomo dell’Avon e Garlasco torna in studio

Filorosso, Bruno Bosco smentisce l’uomo dell’Avon e Garlasco torna in studio
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   La puntata di Filorosso in onda su Rai 3 e RaiPlay ha acceso i riflettori su due dei casi di cronaca più discussi del Paese, con un testimone che dopo oltre quarant’anni ha contestato una delle ricostruzioni storiche sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e un confronto serrato sulle nuove acquisizioni dell’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi. Al centro della scena, da un lato le dichiarazioni di Bruno Bosco, dall’altro gli sviluppi investigativi che a Garlasco ruotano attorno all’impronta 33 e alle analisi sul Dna.

Il testimone del caso Orlandi rompe il silenzio

Bruno Bosco, ex poliziotto considerato l’ultimo testimone ancora in vita ad aver visto Emanuela Orlandi il giorno della sua scomparsa, ha rilasciato a Filorosso le prime dichiarazioni pubbliche dopo decenni di silenzio. Intervistato da Gabriele D’Angelo, Bosco ha messo in discussione la ricostruzione legata alla figura del cosiddetto «uomo della Avon», colui che secondo gli atti dell’epoca avrebbe avvicinato la quindicenne vaticana offrendole un lavoro per la nota azienda di cosmetici.

«Ci sono tante cose che io non ho scritto», ha affermato, arrivando a contestare anche l’esistenza dell’identikit che per anni è stato associato alle sue dichiarazioni: «Quale identikit? Chi l’ha fatto mai?». Nel corso del confronto con l’inviato, l’ex agente ha lasciato intendere di conoscere particolari mai emersi pubblicamente, sostenendo che «se apro la bocca la faccio scappare» e che «è informato chi doveva essere informato».

Prima dell’intervista televisiva, Bosco era stato ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sui casi Orlandi e Gregori in un’audizione che, su sua richiesta, è stata secretata.

L’impronta 33 e il Dna sui pedali

Sul fronte di Garlasco, la trasmissione condotta da Antonino Monteleone ha ospitato un confronto tra l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, la giornalista Rita Cavallaro, l’avvocato Massimo Lovati, difensore di Andrea Sempio, e il biologo forense Ugo Ricci. La discussione ha preso le mosse dalla consulenza dei carabinieri del Racis depositata agli atti della nuova inchiesta, secondo cui non è possibile escludere che sull’intonaco delle scale della cantina della villetta di via Pascoli fosse originariamente presente sangue umano.

La traccia, nota come impronta 33, è stata al centro di un passaggio tecnico rilevante: l’intonaco originale non esiste più perché nel 2007 la superficie era stata trattata con ninidrina, sostanza che restituisce un colore rosso-viola simile a quello del sangue, e successivamente rimossa dalla parete.

Nel corso della puntata è emerso anche il tema delle contro-analisi sui pedali della bicicletta di Stasi: secondo la ricostruzione della Procura di Pavia, due corse elettroforetiche del settembre 2007 avevano dato esito negativo per la presenza del Dna della vittima, ma quei risultati non sarebbero stati trasmessi ai magistrati dell’epoca. Su questo punto il biologo Luciano Garofano ha replicato sostenendo che il profilo genetico di Chiara Poggi su quei pedali c’era e che nessuno può cancellarlo.

La madre di Sempio e le nuove intercettazioni

Nel corso della puntata sono stati richiamati anche gli ultimi sviluppi investigativi che riguardano Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta per il delitto di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto del 2007. La madre dell’indagato, Daniela Ferrari, intervistata dal Tg3, ha ribadito la posizione della famiglia: «Quello che vi posso dire è che mio figlio con l’omicidio di Chiara Poggi non c’entra assolutamente niente». La donna ha aggiunto che la famiglia attende gli sviluppi processuali senza preoccupazione, perché «mio figlio è innocente».

L’inchiesta, nel frattempo, si è arricchita di nuove intercettazioni che coinvolgono la famiglia Sempio e di ulteriori accertamenti tecnici, tra cui la compatibilità dell’impronta di scarpa rinvenuta sulla scena del crimine con la conformazione del piede dell’indagato.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.