Il Giappone alza i tassi, ma la liquidità globale resta abbondante
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Redazione Economia
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Una decisione attesa, e per molti versi storica, che però non tradisce le aspettative di chi guardava con preoccupazione a un possibile irrigidimento della politica monetaria di Tokyo. La Bank of Japan, guidata da Kazuo Ueda, ha infatti portato il tasso di riferimento allo 0,75%, un livello che non si registrava da tre decenni. La mossa, motivata da un'inflazione che a novembre si attestava al 2,9% e da un mercato del lavoro particolarmente teso, con salari in risalita, chiude formalmente il lungo ciclo di tassi negativi o prossimi allo zero. Eppure, nonostante il gesto appaia di rottura, l'analisi del contesto più ampio rivela uno scenario ben diverso da una stretta creditizia aggressiva, destinato anzi a sostenere la liquidità sui mercati finanziari, con riflessi positivi per asset volatili come le criptovalute. Il governatore ha infatti delineato un percorso futuro di ulteriori rialzi che si preannuncia estremamente graduale e cauto, mentre il governo nipponico prepara, parallelamente, un piano di stimoli fiscali di enorme portata.
Il percorso graduale e il contesto internazionale
La normalizzazione monetaria giapponese si muove, dunque, a un passo deliberatamente lento, come dimostrano le reazioni dei mercati valutari dove lo yen, dopo un iniziale balzo, ha mostrato segni di fatica. Ciò che conta, oltre il dato tecnico del costo del denaro, è il messaggio di fondo: la Banca del Giappone non intende affatto comprimere l'economia domestica, né tantomeno drenare la massiccia liquidità che essa ha per anni immesso nel sistema globale. In un quadro internazionale dove altre grandi banche centrali, dopo un prolungato ciclo di rialzi, iniziano a valutare pause o primi timidi tagli – come nel caso della Bank of England che ha recentemente effettuato una riduzione di 25 punti base – l'approccio di Tokyo sembra voler evitare shock. La decisione arriva dopo quelle, rispettivamente, della Banca Centrale Europea, che ha mantenuto i tassi invariati, e della Fed statunitense, la cui politica sotto la presidenza di Donald Trump è orientata a sostenere la crescita economica.
Le implicazioni per i mercati finanziari
L'effetto combinato di tassi comunque bassi su scala globale e dei prossimi ingenti stimoli fiscali giapponesi, stimati nell'ordine delle centinaia di miliardi, rischia di alimentare ulteriormente la ricerca di rendimento da parte degli investitori. Una parte di questi flussi, come spesso accaduto in passato in condizioni di denaro a basso costo, potrebbe dirigersi verso asset considerati più rischiosi ma anche più redditizi. Tra questi, il settore delle criptovalute, con Bitcoin in testa, rappresenta un candidato naturale per capitali in cerca di opportunità al di fuori dei tradizionali canali obbligazionari, i cui rendimenti, seppur in rialzo, faticano a tenere il passo con le aspettative di inflazione. La notizia del rialzo dei tassi, in sé, era già stata largamente scontata dai listini, mentre l'annuncio di una futura inondazione di liquidità pubblica viene percepita come un elemento strutturalmente rialzista.
Uno sguardo alla cronaca nera e agli sviluppi giudiziari
In un contesto economico-finanziario così articolato, non mancano episodi di cronaca nera che richiamano l'attenzione sulle criticità del sistema. Le forze dell'ordine, in diverse inchieste coordinate dalla magistratura, stanno indagando su frodi fiscali e riciclaggio di capitali collegati a movimentazioni di grosse somme attraverso piattaforme di scambio crypto o canali finanziari opachi. Alcuni procedimenti giudiziari, ancora in fase istruttoria, stanno cercando di ricostruire reti internazionali che avrebbero sfruttato la volatilità e l'apparente anonimato di queste nuove forme di valore per ripulire proventi illeciti. Gli sviluppi di tali indagini, seguite con attenzione dagli osservatori del settore, potrebbero portare a nuovi scenari normativi e a un maggior scrutinio sulle transazioni.




