Nessun dolore, Amelio consegna un bambino come un pacco e interroga l'indifferenza italiana
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Redazione Sport
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Esce nelle sale italiane da oggi, giovedì 24 settembre 2026, Nessun dolore, il nuovo film diretto da Gianni Amelio presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 nella sezione Venice Open – Fuori Concorso. Il regista calabrese, nato a Magisano nel 1945, torna a confrontarsi con il tema dell'immigrazione a oltre trent'anni di distanza da Lamerica, ma sceglie una prospettiva diversa: non il dramma collettivo dell'esodo, bensì una storia privata che scivola progressivamente verso il surreale.
Una storia che non è ancora accaduta
Il film si apre con una didascalia che avverte lo spettatore: quanto sta per vedere non è ancora realmente accaduto. Non siamo né nel presente né in un futuro dichiarato, ma in un tempo sospeso, quello della possibilità. Il protagonista è Davide, un trentenne romano che vende libri usati in una piazza della capitale, interpretato da Alessandro Borghi. La sua routine viene spezzata dall'incontro con un bambino nordafricano che gli viene letteralmente consegnato per strada, come un pacco, da un uomo misterioso.
Il piccolo non parla, non chiede nulla, si limita a seguirlo. Poi un incidente, la corsa in ospedale, il bambino tra la vita e la morte: da quel momento la vita di Davide cessa di appartenergli.
Dal senso di colpa all'accoglienza
Divorato dai rimorsi, Davide intraprende un percorso di espiazione che lo porta a incontrare Aminah, un'adolescente algerina incinta scacciata dal pronto soccorso. Le offre un letto e, notte dopo notte, il suo appartamento comincia a riempirsi di sconosciuti: uomini e donne che normalmente restano ai margini del campo visivo. La casa privata diventa così il vero luogo politico del film, le sue pareti cedono simbolicamente sotto la pressione del mondo esterno.
Quando i condomini sportano denuncia, Davide finisce in carcere per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Un cast di primo piano e una produzione corale
Accanto a Borghi, il film schiera Valeria Golino nel ruolo di Elsa, cliente abituale del banco di libri con cui Davide ha sviluppato un legame di sincera complicità, e Valerio Mastandrea nei panni di Michele. Nel cast anche Beïdja Yahiaoui, Ramzi Lafrindi e Gabriel Bovino. La sceneggiatura è firmata dallo stesso Amelio con Davide Serino e Andrea Quetti, mentre la fotografia è di Luan Amelio Ujkaj, figlio del regista, e il montaggio di Stefano Mariotti.
Nessun dolore è una produzione Kavac Film con Simone Gattoni e Marco Bellocchio, Our Films con Lorenzo Mieli e Mario Gianani, e Be Water Film con Mattia Guerra, in collaborazione con Rai Cinema. La pellicola dura 96 minuti ed è girata in italiano, arabo e francese.
La provocazione di Amelio
«Il mondo è cambiato, e insieme a tante cose belle ci ha dato tante cose negative», ha dichiarato il regista a Venezia, aggiungendo che la società «si avvicina alla cattiveria» e che egoismo e indifferenza si sono espansi. Amelio ha spiegato che l'idea del film nasce da una provocazione: cosa succede se diventiamo stranieri in casa nostra. «Per l'accoglienza basta il cuore ma per l'integrazione serve la politica», ha detto citando Michele Serra.
Borghi, dal canto suo, ha raccontato di essersi chiesto, interpretando Davide, se sarebbe stato capace di compiere le stesse scelte: «La metà delle cose che fa, io non le avrei fatte».
Tra fiaba e realtà
La critica si è divisa. C'è chi ha letto il film come una fiaba con morale incorporata, in cui il bambino migrante muto e innocente diventa «la figura più rassicurante che il repertorio possa offrire», e il finale, con la casa di Davide che si riempie di migranti felici, è parso a qualcuno una rimozione delle tensioni reali. Altri hanno invece sottolineato come Amelio modifichi continuamente la distanza tra chi guarda e chi è guardato, facendo dell'alterità qualcosa di concreto.
Il direttore artistico della Biennale Cinema, Alberto Barbera, ha definito Nessun dolore «la storia di un uomo che assume su di sé tutto il dolore del mondo per la morte di un bambino».
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