La mano di Melania dietro le svolte di Donald (anche con Putin)

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non era presente fisicamente, eppure la sua influenza ha attraversato l’Oceano Pacifico fino ad Anchorage, dove Donald Trump e Vladimir Putin si sono incontrati per un vertice che, al di là dei comunicati ufficiali, ha lasciato spazio a un gesto inaspettato. Secondo quanto riportato da fonti vicine alla delegazione americana, il presidente degli Stati Uniti avrebbe consegnato al leader del Cremlino una lettera personale scritta da Melania Trump, la quale – senza mai apparire in prima linea – avrebbe così segnato uno dei passaggi più significativi del colloquio.

Il contenuto della missiva, che non è stato reso pubblico nella sua interezza ma di cui sono trapelati alcuni stralci, riguarderebbe la questione dei bambini ucraini deportati in Russia o nei territori controllati da Mosca. Un tema spinoso, che Kiev definisce senza mezzi termini un “furto”, mentre le autorità russe lo descrivono come un’operazione umanitaria per mettere in salvo i minori dalle zone di guerra. «Ogni bambino condivide gli stessi sogni silenziosi nel cuore», avrebbe scritto Melania, rivolgendosi direttamente a Putin con un tono che mescola diplomazia e appello personale.

Quello che potrebbe sembrare un dettaglio marginale assume invece un peso politico non trascurabile, soprattutto perché arriva in un momento in cui le trattative tra Washington e Mosca appaiono bloccate su più fronti. Se da un lato Trump ha parlato di «grandi progressi» senza però annunciare accordi concreti, dall’altro è evidente che la first lady abbia scelto una strada diversa, più discreta ma non per questo meno incisiva. La sua lettera, consegnata a mano e lontano dai riflettori, rappresenta un tentativo di aggirare le rigidità della diplomazia formale, puntando su un approccio che fa leva sull’empatia.

Non è la prima volta che Melania, spesso descritta come una figura riservata e lontana dalle beghe politiche, dimostra di avere un ruolo più attivo di quanto si creda. Già durante il primo mandato del marito, la sua campagna contro il cyberbullismo aveva attirato l’attenzione, seppur senza ottenere risultati tangibili. Ora, però, il suo intervento tocca un nervo scoperto del conflitto in Ucraina, sollevando una questione che finora è stata affrontata soprattutto attraverso accuse reciproche.

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