Asta Btp e Bot maggio 2026: le date, i rendimenti e la geografia delle scadenze
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Redazione Economia
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Il calendario delle emissioni del debito pubblico italiano, per il mese di maggio 2026, si articola attorno a due snodi principali: i collocamenti dei Btp, previsti per il 13 e il 28 del mese, e le aste dei Bot, che pure hanno recentemente mostrato il loro andamento. Questi ultimi, in particolare, hanno fornito un indicatore piuttosto nitido dell’appetito degli investitori per il rischio paese, con un’operazione da 2 miliardi di euro – quella del Bot semestrale in scadenza il 30 settembre 2026 – che ha fatto registrare una domanda pari a 3,499 miliardi. Ne è scaturito un rapporto di copertura di 1,75, un valore che segnala una partecipazione robusta, sebbene non febbrile, al mercato primario dei titoli a breve termine.
I rendimenti dei Bot e il segnale della curva a breve
Nel dettaglio dell’asta competitiva dello scorso 28 aprile, il Tesoro ha allocato l’intero importo offerto, pari a 2 miliardi di euro per la terza tranche del Bot con vita residua di 153 giorni (ISIN IT0005702656). Il rendimento medio ponderato semplice si è attestato al 2,331%, con un differenziale molto stretto tra il rendimento massimo (2,333%) e quello minimo (2,325%) accolti. Un elemento tecnico, quest’ultimo, che rivela una distribuzione omogenea delle richieste. Parallelamente, l’asta dei Bot a 3 mesi (vita residua 75 giorni) ha visto collocare 2,5 miliardi su una domanda di 3,99 miliardi, con un rapporto di copertura di 1,60 e, hanno aggiunto gli addetti ai lavori, un chiaro segnale di discesa dei tassi rispetto alle tornate precedenti. Il prezzo medio ponderato del Bot semestrale è stato fissato a 99,019 euro ogni 100 di nominale, inrando così un rendimento effettivo che, per un orizzonte così breve, continua a competere con le offerte dei deposit bancari.
Btp di maggio: le due finestre per le scadenze medio-lunghe
Tornando ai Btp, le due giornate del 13 e del 28 maggio rappresentano gli appuntamenti centrali per chi cerca una remunerazione periodica a tasso fisso. Il programma delle emissioni, infatti, prevede il collocamento di titoli con cedole semestrali e con un ventaglio di durate che, nelle intenzioni del Ministero dell’economia e delle finanze, dovrebbe coprire l’intera curva: dai 3 anni (una durata che potremmo definire “corta” per un Btp) fino a orizzonti ultralunghi di 50 anni. Una scelta, quella di includere scadenze così estese, che punta ad allungare la vita media del debito e a ridurre l’onere dei rifinanziamenti futuri, anche se l’interesse di mercato per i titoli quinquennali resta tradizionalmente più vivace.
La struttura della remunerazione tra cedole e differenziale di prezzo
Per l’investitore che partecipa a queste aste – siano esse competitive o marginali – la redditività totale di un Btp si compone di due elementi distinti ma complementari. Da un lato, le cedole periodiche (fisse, semestrali) che rappresentano il flusso di cassa certo nel tempo; dall’altro, l’eventuale differenziale positivo tra il prezzo di sottoscrizione, spesso inferiore alla pari, e il valore nominale di 100 incassato alla scadenza naturale del titolo. Questa plusvalenza implicita, tecnicamente uno “scarto di emissione”, è tassata separatamente dalle cedole, ma contribuisce in maniera significativa a determinare il rendimento effettivo a scadenza. Le recenti operazioni sui Bot, col loro rendimento medio del 2,331% su sole cinque mesi, forniscono un termometro delle attese di politica monetaria: un dato che gli operatori confronteranno, già dalle aste di maggio, con le cedole offerte dai Btp a più lunga durata.




