Tesoro: il 12 maggio all’asta due BOT annuali fino a 10 mld di euro
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Redazione Economia
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Si apre il sipario sulle aste del mese di maggio 2026 con un’operazione che, come spesso accade in questi casi, punta a rifinanziare una parte consistente del debito in scadenza. Il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) ha annunciato per il 12 maggio un’asta di due Bot, entrambi a 12 mesi seppur con una differenza sostanziale nella loro vita residua, per un importo complessivo che raggiunge i 10 miliardi di euro. Le prenotazioni da parte del pubblico possono essere effettuate entro l’11 maggio, mentre la presentazione delle domande in asta – riservata agli specialisti del settore – è consentita entro le ore 11:00 del 12. La data di regolamento, vale a dire il giorno in cui i titoli verranno effettivamente scambiati contro il pagamento, è fissata per il successivo 14 maggio.
Le caratteristiche tecniche delle due emissioni
La prima tranche in asta, la quale rappresenta la parte più sa dell’operazione, è un Bot annuale del tutto nuovo. Presenta il codice ISIN IT0005709289 e verrà emesso proprio il 14 maggio 2026 per scadere il 14 maggio 2027; la durata è di 365 giorni calendariali e l’importo offerto raggiunge quota 8,5 miliardi di euro. La seconda tranche, invece, è tecnicamente una riapertura: si tratta, in altre parole, di un Titolo già emesso in precedenza (nello specifico il 14 luglio 2025) al quale viene aggiunto un nuovo lotto. Il suo codice ISIN è IT0005660029 e la scadenza, segnata in agenda per il 14 luglio 2026, le conferisce una vita residua di soli due mesi al momento del regolamento. L’importo messo a disposizione per questa tranche è di 1,5 miliardi di euro, a fronte di una durata residua di 61 giorni.
Il meccanismo dell’asta competitiva e il contesto dei rendimenti
Entrambi i titoli saranno posti all’asta secondo il classico sistema del collocamento competitivo, un meccanismo che merita qualche parola di spiegazione per chi non lo conoscesse: le richieste degli operatori – banche, fondi e intermediari – vengono espresse in termini di rendimento minimo accettabile, partendo dal più basso verso il più alto, e il Tesoro assegna i titoli fino a esaurimento dell’offerta. Questo sistema, a differenza di quello ad asta marginale utilizzato per i Btp a medio-lungo termine, premia chi chiede rendimenti più bassi. Non è un dettaglio da poco, se si considera che il contesto dei tassi continua a muoversi. La Banca d’Italia ha infatti comunicato che nel mese di aprile 2026 il rendimento medio lordo dei Bot si è attestato al 2,293%, in leggero rialzo rispetto al 2,241% del mese precedente. Sempre ad aprile, il rendimento medio lordo dell’intera categoria dei titoli di Stato italiani (che include anche i Btp) è salito al 3,435% dal 3,345% di marzo.
Scadenze incrociate e operazioni di rifinanziamento
C’è un elemento che rende questa asta particolarmente interessante per gli addetti ai lavori, al di là dei numeri puri: la scadenza del 14 maggio 2026, che coincide con la data di regolamento, vede il rimborso di Bot annuali per un valore di 8,5 miliardi di euro. Si tratta, in sostanza, di un’operazione di rotazione del debito quasi perfetta, dove il Tesoro raccoglie nuove risorse proprio nel giorno in cui ne restituisce altrettante nelle mani dei vecchi obbligazionisti. I Bot, lo ricordiamo, sono strumenti a zero cedole: il rendimento per l’investitore è dato dalla differenza tra il prezzo di acquisto (inferiore a 100) e il valore di rimborso a scadenza (fissato a 100), un meccanismo che gode di una tassazione agevolata al 12,5%.




