Asta dei Bot, il Tesoro piazza 10 miliardi ma deve alzare i tassi
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Redazione Economia
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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha fatto sapere che martedì 12 maggio 2026 si sarebbe tenuta l’asta di due diversi titoli di Stato a breve termine, e i risultati di quell’operazione – che pure hanno fatto registrare una domanda ben superiore all’offerta – raccontano una storia di cautela da parte degli investitori. Da un lato abbiamo il collocamento della prima tranche di un nuovo BOT annuale (codice ISIN IT0005709289), quello che verrà emesso il 14 maggio 2026 per scadere esattamente un anno dopo, il 14 maggio 2027: per questo titolo l’importo offerto era davvero imponente, pari a 8,5 miliardi di euro. Dall’altro lato c’era invece una riapertura, ovvero la terza tranche di un BOT con vita residua di soli due mesi (codice ISIN IT0005660029), un tasso che era già stato emesso il 14 luglio 2025 e che giungerà alla scadenza naturale il 14 luglio 2026: in questo caso l’importo messo sul piatto dal Tesoro è stato decisamente più contenuto, fermo a 1,5 miliardi di euro.
Domanda record e quel segnale sui rendimenti
La buona notizia, per le casse pubbliche, è che entrambi i collocamenti sono andati a ruba nel senso che la richiesta complessiva ha ampiamente superato l’offerta, un classico rapporto di copertura che per i tecnici è il termometro della fiducia del mercato. Nel dettaglio, per il BOT a dodici mesi le richieste hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 12,28 miliardi di euro: ciò significa che per ogni titolo offerto ce n’erano circa 1,45 pronti a essere acquistati, un dato in leggera crescita rispetto all’asta analoga di aprile. Ancora più elevata la “fame” di carta a brevissimo termine, visto che per il BOT con scadenza luglio 2026 (quello a due mesi) la domanda è stata di 2,62 miliardi a fronte di un’offerta da 1,5 miliardi, generando così un rapporto di copertura dell’1,75.
Tuttavia, il rovescio della medaglia – la “spiacevole sorpresa” che qualcuno ha rilevato – riguarda il prezzo che il Tesoro ha dovuto pagare per attrarre tutta questa liquidità. La media ponderata dei rendimenti per il BOT annuale (scadenza maggio 2027) si è infatti attestata al 2,699%, un livello in rialzo di ben 10 punti base rispetto al 2,604% dell’asta precedente del mese scorso. In soldoni, per piazzare gli 8,5 miliardi di euro, lo Stato ha dovuto concedere agli investitori un interesse più alto, il che tecnicamente si traduce in un prezzo di aggiudicazione fissato a 97,336. Stessa musica per il BOT a due mesi (scadenza 14 luglio 2026), il cui rendimento è salito al 2,116%.
Il meccanismo d’asta e le prossime tappe
Entrambi i prodotti, lo ricordiamo, sono stati posti all’asta con il sistema del collocamento competitivo: questo significa che gli operatori hanno presentato le loro richieste esprimendole direttamente in termini di rendimento (e non di prezzo), un meccanismo che tende a fotografare in tempo reale le aspettative sui tassi futuri. La data di regolamento per entrambe le emissioni – ovvero il giorno in cui avverrà il passaggio effettivo delle somme tra lo Stato e gli investitori – è fissata per giovedì 14 maggio 2026.
Per quanto riguarda la vita secondaria di questi strumenti, c’è una data da segnare sul calendario per chi volesse operare sul MOT, il Mercato Telematico delle Obbligazioni gestito da Borsa Italiana. Il BOT annuale con scadenza 14 maggio 2027 (quello da 8,5 miliardi con ISIN IT0005709289) sarà infatti regolarmente quotato a partire da mercoledì 13 maggio 2026, il giorno successivo all’asta. A livello di massa critica, infine, è utile contestualizzare queste operazioni nel quadro più ampio del debito nazionale: al 14 maggio 2026, la circolazione complessiva dei BOT – tutti i Buoni Ordinari del Tesoro in mano ai privati – è risultata pari a 143.356,885 milioni di euro.




