Il Tesoro piazza 8 miliardi di Bot annuali, rendimenti in rialzo sfiorano il 2,4 per cento
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Redazione Economia
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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha proceduto, nella giornata di mercoledì 11 marzo, al collocamento di una nuova tranche di Buoni Ordinari del Tesoro con scadenza divenuta ormai riferimento per il breve termine, fissata al 12 marzo del 2027. L’operazione, che rientra nel calendario programmato delle emissioni di marzo, ha visto l’assegnazione integrale dell’ammontare offerto, pari a 8 miliardi di euro, confermando, nonostante un contesto di tassi in movimento, l’appetito del mercato per il debito pubblico italiano a breve scadenza. La domanda complessiva, seppur non esuberante, si è attestata su livelli discreti, totalizzando richieste per oltre 11,55 miliardi di euro: un dato che, pur indicando una certa selettività da parte degli investitori istituzionali, ha comunque garantito una copertura dell’offerta ampiamente sufficiente per assorbire l’intero quantitativo in asta. Il rendimento lordo di aggiudicazione, elemento centrale per gli operatori e per chi valuta l’investimento, si è spinto verso l’alto, posizionandosi poco al di sotto della soglia del 2,4 per cento, un livello che segnala una lieve ma chiara tendenza al rialzo dei tassi sul tratto breve della curva.
A partire dalla giornata di giovedì 12 marzo, il Titolo contraddistinto dal codice ISIN IT0005699340 ha fatto il suo ingresso ufficiale nelle negoziazioni sul Mercato Telematico delle Obbligazioni e dei Titoli di Stato (MOT), gestito da Borsa Italiana. Questo passaggio consente ora a tutti gli investitori, non solo a quelli che hanno partecipato all'asta, di acquistare e vendere il BOT sul mercato secondario, laddove la quotazione può fluttuare in base alle condizioni di domanda e offerta, discostandosi dal prezzo di emissione. L’importo in circolazione del titolo, che contribuisce ad alimentare il stock complessivo del debito a breve, è stato quantificato al 13 marzo in circa 134,9 miliardi di euro, una cifra che include naturalmente anche le precedenti emissioni di BOT con diverse scadenze. L’operazione di collocamento, in ogni caso, rappresenta per il Tesoro un modo per rifinanziare le proprie scadenze imminenti e per testare la capacità di assorbimento del mercato in una fase economica che rimane complessa, con l’inflazione che continua a viaggiare, sebbene a ritmi ridotti, e le banche centrali che mantengono un approccio attendista sul fronte dei tassi di interesse.
Parallelamente all’asta del BOT annuale, il MEF ha diramato le consuete comunicazioni relative alle prossime emissioni a medio-lungo termine. È stato infatti ufficializzato il programma per l’asta di giovedì 12 marzo, che vedrà protagonista la riapertura di tre distinte linee di BTP, con scadenze che spaziano dall’orizzonte temporale del 2029 fino ad arrivare al 2038. L’obiettivo di raccolta complessivo per questa tornata è stato fissato dal Tesoro fino a un massimo di 6 miliardi di euro, un’operazione che si propone di offrire al mercato strumenti con caratteristiche diversificate in termini di durata e rendimento, andando incontro alle esigenze di quella parte di investitori, istituzionali e non, che cercano un impiego più prolungato nel tempo rispetto ai Bot. Tra questi, particolare attenzione potrebbe essere riservata alla scadenza più lunga, il BTP con scadenza 2038, che in base alle recenti contrattazioni sul secondario mostrava uno sconto sul prezzo di emissione, un elemento che incide sul rendimento effettivo per chi decidesse di acquistarlo e detenerlo fino alla scadenza. Le richieste per questi titoli, il cui regolamento è previsto per i giorni successivi all’asta, saranno seguite con attenzione dagli analisti, poiché forniscono indicazioni preziose sulla fiducia degli investitori verso il debito pubblico italiano su archi temporali più lunghi e, di conseguenza, più esposti alle incertezze del ciclo economico.
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