Tesoro, l’asta dei Bot a 3 e 6 mesi raccoglie 4,5 miliardi con rendimenti in calo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Ministero dell’economia e delle finanze, come confermano i dati diffusi da Banca d’Italia al termine dell’operazione di martedì 28 aprile, ha piazzato l’intero ammontare dei titoli offerti, pari a 4,5 miliardi di euro, un’operazione che ha visto la riapertura di due tranche già esistenti sul mercato. Nello specifico, il collocamento ha riguardato i Bot a 3 mesi (scadenza 14 luglio 2026, Isin IT0005704454) e i Bot a 6 mesi (scadenza 30 settembre 2026, Isin IT0005702656): nel primo caso lo Stato ha messo a disposizione degli investitori 2,5 miliardi di euro, mentre per la scadenza più lunga l’offerta si è attestata su 2 miliardi, raggiungendo così il tetto massimo previsto dall’annuncio preliminare del Tesoro.

Domanda robusta e coperture in crescita rispetto alle rilevazioni precedenti

La domanda, a dimostrazione di un interesse ancora vivace per i titoli a breve termine nonostante il contesto dei tassi, ha nettamente superato l’offerta. Per i Bot trimestrali le richieste hanno sfiorato i 4 miliardi di euro (3,996 miliardi per la precisione), generando un rapporto di copertura di 1,60; un ammontare, questo, che ha tenuto banco tra i desk di trading proprio per la capacità di assorbimento dimostrata dal mercato. Sul fronte dei semestrali, il cosiddetto "cover ratio" è salito a 1,75, con un totale di richieste pari a 3,499 miliardi di euro, a fronte dei 2 miliardi effettivamente assegnati. Quest’ultimo dato, in particolare, segnala una pressioni competitiva in leggero rialzo se si considera che l’asta precedente aveva fatto registrare un indicatore leggermente inferiore.

I rendimenti: il dato tecnico che spiega il successo dell’operazione

L’aspetto forse più rilevante per gli operatori, e che certamente ha influito sul buon esito della giornata, riguarda il rendimento. Il Bot a 6 mesi è stato collocato con un rendimento medio ponderato semplice al 2,331%, un valore in discesa rispetto al 2,482% registrato in occasione dell’asta di fine marzo. Un calo, seppur contenuto, che è stato letto come un segnale di stabilizzazione delle attese sui tassi da parte della Bce. Analogamente, per il Bot a 3 mesi il rendimento si è attestato al 2,161%, un livello che ha trovato un buon riscontro considerando la stretta vicinanza della scadenza. I prezzi, di conseguenza, si sono posizionati sotto la pari – segno distintivo di questi strumenti – con il semestrale fissato a 99,019 e il trimestrale a 99,552.

La strategia del Tesoro e la fisiologica riduzione del costo del debito

Va ricordato, leggendo i freddi numeri del bollettino, che si trattava della terza tranche per entrambi i titoli, una conferma della strategia del Mef di frazionare le emissioni per gestire la liquidità con maggiore frequenza. L’importo complessivo in circolazione per il Bot con scadenza settembre sale così a poco più di 10,6 miliardi, mentre per quello di luglio si attesta sui 5,04 miliardi. In una fase dove l’attenzione dei risparmiatori è catalizzata dal confronto tra inflazione e rendimenti reali, il Tesoro ha quindi centrato l’obiettivo di ridurre lievemente il costo del nuovo debito a breve, approfittando di una finestra di mercato meno turbolenta rispetto alle scorse settimane. I dati, come sempre, sono stati resi noti pochi minuti dopo il regolamento delle operazioni, fissato per il 30 aprile.

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