Furto al Louvre, la password che svela le falle nella sicurezza
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Redazione Esteri
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La complessa inchiesta sul furto di settanta milioni di euro al museo del Louvre, che ha scosso Parigi due settimane or sono, sta progressivamente portando alla luce una serie di negligenze nella sicurezza, le quali, a giudizio degli investigatori, avrebbero notevolmente agevolato l'azione criminale. Quello che emerge dai documenti esaminati dalla magistratura è un quadro di sottovalutazione dei pericoli, tanto che la ministra della Cultura Rachida Dati ha parlato, senza mezzi termini, di "una sottovalutazione cronica e strutturale del rischio di furti". Elemento emblematico di questa leggerezza, stando a quanto riportato da fonti giornalistiche autorevoli, è la password che proteggeva l'accesso ai server del sistema di videosorveglianza: fino a non molto tempo fa, infatti, era impostata semplicemente sulla parola "Louvre", un dettaglio che oggi genera un profondo imbarazzo nell'istituzione culturale più visitata al mondo.
I sospettati e le loro confessioni parziali
Mentre i tecnici analizzano le falle digitali, le indagini della polizia giudiziaria hanno condotto all'arresto di due uomini, i cui profili, come ha sottolineato la procuratrice capo di Parigi Laure Beccuau, "non corrispondono a quelli generalmente associati ai vertici della criminalità organizzata". Si tratta di un algerino di trentaquattro anni, residente in Francia da oltre un decennio, che è stato fermato mentre tentava di imbarcarsi su un volo per l'Algeria, e di un trentanovenne già noto alle forze dell'ordine e sottoposto a sorveglianza giudiziaria per un precedente caso di furto aggravato. Entrambi, secondo le dichiarazioni pubbliche della procuratrice, avrebbero "parzialmente ammesso" il proprio coinvolgimento nell'operazione, fornendo agli inquirenti alcuni elementi utili a ricostruire la dinamica dell'intrusione.
Le criticità di un sistema rivelate dall'inchiesta
L'episodio della password banale, sebbene risalente al 2014, è considerato dagli esperti sintomatico di un approccio alla sicurezza percepito come non all'altezza della posta in gioco. Se ne discute molto in questi giorni, poiché quella che poteva sembrare una semplice disattenzione tecnica si è rivelata, alla luce dei fatti, un anello debole di una catena più ampia. L'attenzione degli investigatori si sta quindi concentrando non solo sull'identificazione di tutti i complici, ma anche sull'analisi scrupolosa dei protocolli di sicurezza adottati nel recente passato, al fine di accertare eventuali responsabilità amministrative e di individuare le precise modalità con cui i ladri sono riusciti a eludere i controlli.
Le conseguenze immediate per la gestione del museo
La rivelazione ha ovviamente innescato un dibattito sull'efficacia delle misure di protezione del patrimonio culturale nazionale, costringendo i vertici del Louvre a un esame di coscienza e a una verifica interna di tutti i sistemi, vecchi e nuovi. L'ammissione pubblica della ministra Dati conferma come lo Stato, principale azionista dell'établissement, ritenga che vi siano state delle mancanze gravi, le quali devono essere corrette con la massima urgenza per prevenire il ripetersi di eventi simili. L'episodio, al di là dell'enorme danno economico, rappresenta infatti un colpo all'immagine e alla credibilità di un'istituzione simbolo, che ora si trova a dover riconquistare la fiducia del pubblico e delle autorità di vigilanza.




