Fiorello e il furto al Louvre, la password beffa: "Anche io sono stato rapinato"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La trasmissione radiofonica “La Pennicanza”, condotta da Fiorello e Fabrizio Biggio, ha fatto il suo esordio in video sul canale 202 del digitale terrestre, presentandosi con uno studio rinnovato e i conduttori in smoking, in uno stile che rievoca il grande varietà. "Una cosa mai fatta prima", ha osservato Fiorello, il quale ha inaugurato la puntata riproponendo la sua celebre rubrica, quella in cui invita i vip a promuoversi chiamandolo al suo numero personale. L'apertura, tuttavia, è stata segnata da un aneddoto che ha immediatamente creato un ponte con l'attualità, quando, parlando del recentissimo furto al museo parigino, ha svelato con amara ironia: “Al Louvre la password per entrare era ‘Louvre’. Anche io sono stato rapinato. Qual era la mia password? Louvre, la stessa!”.

Il bottino scomparso e l'uomo misterioso

Oltre alle battute, che hanno messo a nudo una vulnerabilità tanto elementare da apparire incredibile, le indagini sul colpo al Louvre procedono senza sosta, sebbene un elemento cruciale resti avvolto nel mistero. Della banda, composta da quattro individui, uno non è stato ancora identificato né tanto meno arrestato, e gli inquirenti non escludono che sia proprio lui a detenere il bottino, del quale si sono perse le tracce. La procuratrice di Parigi ha confermato che i gioielli, il cui valore è stimato in diverse decine di milioni di euro, "non sono ancora in nostro possesso", aggiungendo che, data la notorietà dei pezzi, sono ormai da considerarsi "invendibili" sul mercato legale. "Chiunque li acquisti sarebbe colpevole di ricettazione", ha specificato, lasciando intendere che per i malviventi esiste ancora una possibilità di restituirli senza ulteriori conseguenze, mentre si avvia un delicato restauro per la corona dell'imperatrice Eugénie, danneggiata durante la fuga.

La ricostruzione dell'azione criminale

Il furto, consumatosi nella mattinata di una domenica di ottobre, è balzato alle cronache per l'incredibile rapidità con cui è stato eseguito: meno di otto minuti sono bastati a quattro ladri per impadronirsi di otto gioielli di inestimabile valore, in quella che è stata una delle operazioni criminali più audaci e discusse degli ultimi tempi. L'episodio, al di là del danno economico, ha sollevato interrogativi pressanti sull'efficacia dei sistemi di protezione di un'istituzione culturale di tale calibro, visitata da quasi nove milioni di persone ogni anno, costringendo a un'analisi minuziosa della sua struttura e delle sue procedure.

Le falle e il cambio di rotta del ministero

Proprio le misure di sicurezza sono finite sotto la lente d'ingrandimento, rivelando falle che vanno ben oltre una password banale. La posizione ufficiale del Ministero della Cultura francese, rappresentato da Rachel Dati, ha subito un'evoluzione significativa nei giorni successivi al fatto. Se inizialmente si tendeva a escludere un fallimento dei dispositivi tecnologici, l'orientamento è mutato verso un'ammissione di responsabilità più ampia, fino a parlare, senza giri di parole, di una "sottovalutazione strutturale e cronica del rischio di furti", un giudizio che delinea carenze profonde e di lunga data, non imputabili a un singolo episodio o a un errore isolato.

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