Italia, export stazionario e import in calo a gennaio: il surplus regge grazie al miglioramento del deficit energetico
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Redazione Economia
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L’Istat ha consegnato nelle scorse ore la fotografia del commercio estero nazionale per il mese di gennaio 2026, e il quadro che ne emerge, per certi versi, è quello di una sostanziale tenuta del fronte delle esportazioni – pressoché stazionarie (-0,1%) – in presenza di una riduzione più marcata delle importazioni, scese dell’1,3% rispetto a dicembre. A guardare i dati con maggiore attenzione, emerge però una dinamica che, dietro l’apparente stabilità del saldo complessivo, nasconde due tendenze contrapposte legate ai mercati di riferimento: mentre le vendite verso l’area Ue registrano un incremento congiunturale dell’1,4%, quelle dirette verso i Paesi extracomunitari subiscono una flessione dell’1,6%.
Le due anime del commercio estero: Europa tiene, extra Ue arretra
La fotografia scattata dall’istituto di statistica restituisce quindi una geografia economica in cui il Vecchio Continente si conferma un partner più resiliente per le aziende italiane, almeno in questa fase. L’aumento delle esportazioni verso l’Unione europea, sebbene contenuto, ha infatti evitato un segno meno più pronunciato per l’aggregato nazionale, mentre la contrazione degli acquisti da parte dei mercati extra Ue ha trascinato verso il basso la performance complessiva. Sul fronte delle importazioni, il calo congiunturale dell’1,3% riguarda invece entrambe le aree, segnalando una contrazione della domanda interna di beni provenienti sia dall’Europa che dal resto del mondo.
Trimestre in leggero arretramento, con l’export fermo e l’import in discesa
Allargando lo sguardo al trimestre novembre 2025-gennaio 2026, il quadro non si discosta molto dalla tendenza mensile. Rispetto ai tre mesi precedenti, l’export si conferma sostanzialmente stabile (-0,1%), mentre l’import segna una riduzione più significativa del 2,2%. Un dato, quest’ultimo, che contribuisce a migliorare la bilancia commerciale dal lato degli acquisti, ma che alimenta anche qualche riflessione sull’andamento della domanda interna e sulla capacità delle imprese italiane di mantenere i volumi di vendita all’estero in un contesto geopolitico – si pensi alla nuova presidenza Trump negli Stati Uniti – che impone cautela.
Settori in sofferenza: crollano raffinati, macchinari e alimentari
A pesare sulla dinamica tendenziale dell’export – che su base annua, ovvero confrontando gennaio 2026 con gennaio 2025, segna una flessione del 4,6% in valore e del 5,8% in volume – è un’ampia fetta del sistema produttivo nazionale. Il calo, spiega l’Istat, è diffuso a quasi tutti i settori, ma si concentra in particolare su tre comparti: i prodotti della raffinazione, i macchinari e il settore alimentare. Le loro perdite, in termini di valore, non sono state compensate nemmeno dal forte aumento delle vendite registrato in altri ambiti, come quello dei metalli e, soprattutto, dei prodotti farmaceutici, che hanno provato a controbilanciare ma senza riuscire a scongiurare il segno meno.
Saldo positivo per 1,089 miliardi, deficit energetico in calo
Nonostante la contrazione delle esportazioni, la bilancia commerciale italiana chiude il primo mese del 2026 con un avanzo di 1,089 miliardi di euro, un risultato che segna un netto miglioramento rispetto al deficit di 288 milioni registrato nello stesso mese del 2025. A trainare questo miglioramento è il conto dell’energia: il deficit energetico, infatti, si è attestato a 3,466 miliardi, in decisa diminuzione rispetto ai valori precedenti. Un dato che, unito alla riduzione generalizzata delle importazioni in valore – scese del 7,4% su base annua, con un crollo del 13,9% per l’area extra Ue a fronte di un -2% per quella Ue –, ha consentito di chiudere il mese in territorio positivo. Sul fronte dei volumi, le importazioni sono diminuite del 2,9% rispetto a un anno fa.




