Lagarde chiude la porta alla stagflazione: "Concetto degli anni 70, non si applica al nostro presente"
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Redazione Economia
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Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, ha voluto mettere un punto fermo sulle preoccupazioni che circolano nei mercati e tra gli economisti riguardo a un possibile scenario di stagflazione per l'Eurozona. Intervenendo al forum annuale della BCE a Sintra, in Portogallo, ha definito quel termine un retaggio di un'epoca passata che nulla ha a che fare con le condizioni economiche odierne del vecchio continente.
"È un concetto degli anni '70", ha dichiarato senza mezzi termini, "in circostanze che non si replicano oggi", aggiungendo poi che ci troviamo di fronte ai minimi storici della disoccupazione e che la partecipazione al mercato del lavoro continua a mostrare un incremento costante, elementi che allontanano di fatto lo spettro di quella stagnazione recessiva accompagnata da inflazione che tanto aveva afflitto i decenni scorsi.
La scelta obbligata dei tassi e l'obiettivo inflazione
Il contesto attuale, secondo la numero uno di Francoforte, richiedeva una risposta altrettanto chiara sul fronte monetario. Proprio per questo ha ribadito come l'aumento dei tassi di interesse di 25 punti base, deciso nello scorso giugno, non fosse altro che una decisione obbligata e inevitabile alla luce del quadro complessivo dei dati disponibili.
"Abbiamo alzato i tassi perché c'erano le condizioni ideali per farlo", ha spiegato nel suo intervento, sottolineando come le prospettive dell'inflazione fossero in rialzo, con gli indicatori di fondo e quelli sottostanti a mostrare una tendenza analoga. La tempistica, per Lagarde, era dettata anche dalla lentezza con cui si prevede il ritorno al target del 2 per cento, atteso soltanto verso la fine del 2028, un orizzonte temporale che rendeva la manovra sui tassi una scelta fin troppo scontata per chi legge i numeri e le tendenze.
Il credito alle imprese e il nuovo corso della Fed
Sul fronte del credito, l'impatto del rialzo si fa sentire e le aziende europee si trovano ora a fare i conti con condizioni di finanziamento meno agevoli. Lagarde ha riconosciuto che le imprese sono in affanno, spingendole a cercare fonti alternative di finanziamento per sostenere gli investimenti e la liquidità. Tuttavia, ha voluto ribadire che le misure adottate dall'istituto centrale sono quelle giuste per garantire la stabilità dei prezzi nel medio periodo, anche se questo implica un aggiustamento per il tessuto produttivo.
Parallelamente, sul fronte internazionale, la BCE guarda con attenzione alla Federal Reserve, dove il nuovo presidente Kevin Warsh, al suo debutto sulla scena, ha già sancito un allineamento con la strategia europea. La linea è chiara: archiviare la forward guidance, cioè le comunicazioni preventive sul futuro percorso dei tassi, per adottare un approccio più pragmatico e aderente ai dati economici, preservando la piena autonomia della banca centrale americana dalle pressioni politiche, in un chiaro riferimento alla presidenza di Donald Trump.
Mercati e prospettive senza previsioni
L'aumento deciso dalla BCE, per quanto atteso, conferma uno scenario che i mercati finanziari avevano in larga parte già scontato, avendo già digerito l'idea di un costo del denaro più alto nei mesi scorsi a causa delle aspettative generate dalle tensioni sui prezzi dell'energia. La presidente Lagarde, tuttavia, è stata netta nel chiudere la porta a qualsiasi dibattito sulle prossime mosse, invitando ad abbandonare l'abitudine di fare previsioni.
È un cambio di passo significativo: non più indicazioni sul futuro, ma decisioni prese di volta in volta in base ai numeri che arriveranno, nel tentativo di mantenere la banca centrale agile e reattiva. Con la stagflazione respinta come fantasma del passato e con l'occupazione a livelli record, la strategia di Francoforte si concentra sulla stabilità di lungo periodo, consapevole che il percorso per riportare l'inflazione all'obiettivo è ancora lungo e accidentato, ma che le basi gettate sono solide per affrontare le prossime sfide dell'Eurozona.




