Mercati sospesi tra l’entusiasmo per l’AI e il rischio concreto di stagflazione
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Redazione Economia
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La narrativa dominante, che vorrebbe i mercati finanziari proiettati verso un futuro di pura espansione trainata dall’intelligenza artificiale, si scontra ormai da settimane con una realtà molto più complessa e, per certi versi, contraddittoria. Da un lato, gli utili societari continuano a sorprendere positivamente e gli investimenti multimiliardari nel settore dell’AI, percepiti come l’unica ancora di salvezza in un mare di incertezze, alimentano un entusiasmo quasi frenetico.
Dall’altro, però, lo spettro della stagflazione – quella combinazione tossica di stagnazione economica e inflazione persistente – non accenna a dissolversi, gettando un’ombra lunga sulle prospettive di crescita globale. È questa, in sintesi, la fotografia scattata da Hans-Jörg Naumer, Director Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors, nell’edizione di "The Week Ahead" del 22 maggio 2026, un’analisi che coglie appieno l’ambiguità di questo momento storico per l’economia mondiale.
Il "tsunami" dell’AI secondo Doerr e la correzione del comparto SaaS
A sostenere i listini, è innegabile, ci sia una fiducia quasi illimitata nel potenziale rivoluzionario dell’intelligenza artificiale. Una fiducia che trova il suo più recente e acceso sostenitore in John Doerr, il celebre venture capitalist i cui capitali, ai tempi, contribuirono a finanziare la nascita di colossi come Amazon e Google.
Intervistato dal Wall Street Journal, Doerr non ha usato mezzi termini, definendo l’IA come il più grande "tsunami" di innovazione mai osservato in oltre quarant’anni di carriera, arrivando a sostenere che il suo impatto sia stato finora addirittura "sottovalutato". Una posizione, questa, che si inserisce in un coro sempre più nutrito di voci illustri del settore tecnologico, tutte intente a formulare previsioni di portata epocale sul futuro di questa tecnologia.
Tuttavia, mentre i profeti dell’AI dipingono scenari di prosperità senza precedenti, il mercato del software enterprise, un tempo fiore all’occhiello dell’innovazione tecnologica, sembra aver imboccato una fase di profonda, dolorosa trasformazione. Nei primi quattro mesi del 2026, il comparto del Software-as-a-Service (SaaS) ha assistito a un'emorragia di capitalizzazione senza precedenti: circa duemila miliardi di dollari sono evaporati nel nulla, con la quasi totalità dei titoli che scambiano ben al di sotto – oltre il venti per cento – dei rispettivi massimi storici.
L’analisi di Harvard Business Review: un impatto diseguale per categoria
Di fronte a cifre così imponenti, si è fatta strada una narrazione lineare, quasi fatalista: l’intelligenza artificiale sta letteralmente divorando il software tradizionale, e tra soli tre anni i grandi vendor del settore saranno irriconoscibili. Una previsione affascinante, certamente, ma che secondo un’approfondita analisi pubblicata in settimana dall’Harvard Business Review potrebbe rivelarsi pericolosamente semplicistica.
La ricerca dell’autorevole rivista smonta questo schema con un'osservazione tanto elementare quanto dirompente: l’impatto dell’AI sul mercato enterprise non sarà né uniforme né generalizzato, ma profondamente diseguale a seconda della categoria di appartenenza. In altre parole, i leader aziendali che oggi leggono il mercato come un blocco unico, e che magari stanno già preparando la dismissione di interi comparti del loro business, rischiano di prendere decisioni fatalmente sbagliate.
Alcuni settori, quelli più esposti alla standardizzazione e alla ripetitività, subiranno una pressione tremenda; altri, invece, potrebbero persino trarre beneficio dalle nuove dinamiche, a patto di saperle interpretare e cavalcare.
AI vs. bolla dot-com: un confronto ancora aperto
Da tempo, ormai, è in voga un parallelo tra l’attuale boom dell’intelligenza artificiale e la febbre delle cosiddette "dot-com" che infiammò i mercati a cavallo del nuovo millennio. Un parallelo che, nelle intenzioni degli strateghi più pessimisti, vorrebbe prefigurare lo stesso, identico epilogo: un rally gigantesco, iniziato a metà degli anni Novanta con l’avvento di Internet, destinato a schiantarsi rovinosamente di fronte a un’ondata di vendite di massa partita nel marzo del 2000.
La comunità finanziaria, si dice, teme uno scenario simile, eppure – con un paradosso solo apparente – continua ad acquistare azioni tecnologiche legate al tema dell’AI come se non ci fosse un domani, spinta dalla paura di rimanere fuori da quella che molti considerano la rivoluzione più importante della nostra epoca.
Un comportamento, questo, che gli analisti più attenti osservano con una certa cautela, cercando di capire se l’attuale euforia abbia fondamentali diversi rispetto a quella di un quarto di secolo fa, o se invece la Storia, come spesso accade, sia destinata a ripetersi, magari con una sceneggiatura solo lievemente modificata.




