Il petrolio a 100 dollari fa tremare i bond, l’ombra della stagflazione torna sui mercati
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Redazione Economia
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L’escalation in Iran, con le infrastrutture energetiche colpite dai raid israeliani, ha rotto un equilibrio già fragile, proiettando un’ombra lunga che dai pozzi di petrolio si estende fino ai portafogli più cauti, quelli tradizionalmente rifugiati nell’obbligazionario. A certificare il cambio di passo è l’analisi di Roger Rüegg, Head of Multi-Asset Solutions di Zkb/Swisscanto, secondo cui il nervosismo legato al conflitto non si limita più alla volatilità delle azioni, ma contamina ora in modo strutturale il reddito fisso, coinvolgendo tassi d’interesse, inflazione e le prospettive di crescita economica in un unico, intricato nodo.
Il greggio tiene il mercato con il fiato sospeso
Da oltre una settimana, il prezzo del barile si è stabilizzato attorno alla soglia psicologica dei 100 dollari, una quotazione che non si vedeva da mesi e che riflette l’incapacità, al momento, di intravedere una distensione. Israele ha bombardato parti delle strutture iraniane legate al settore energetico e, nonostante i tentativi diplomatici filtrati tra le cancellerie, non ci sono ancora segnali concreti di un allentamento della morsa. È proprio questa combinazione – attacchi mirati alle infrastrutture e assenza di una via d’uscita negoziata – a tenere alta la tensione sui listini, alimentando la corsa al greggio e, di conseguenza, le aspettative di inflazione che gli investitori tentano invano di sterilizzare.
Trump, la linea dura e la reazione di Teheran
Nel frattempo, la Casa Bianca rilancia su un doppio binario apparentemente contraddittorio, che però contribuisce ad alimentare l’incertezza. Donald Trump, tornato alla presidenza, ribadisce in più occasioni che l’Iran è ormai alle corde, definendo “privo di senso” il prolungarsi di un conflitto che ritiene non possa essere vinto dagli ayatollah. Ieri, tuttavia, la portavoce del presidente ha aperto a uno scenario opposto, parlando di disponibilità a “scatenare l’inferno” qualora Teheran non si sedesse al tavolo delle trattative. Di fronte a queste dichiarazioni, la risposta iraniana è stata netta: la proposta di Washington è stata respinta al mittente, con l’aggiunta di un contropiano strutturato in cinque punti che, di fatto, allontana l’ipotesi di un accordo immediato, rendendo meno imminente quella distensione che i mercati attendevano per tirare un sospiro di sollievo.
Le scelte dei grandi investitori tra inflazione e crescita
Di fronte a uno shock energetico che mostra tutti i connotati della persistenza, i colossi del risparmio gestito stanno rivedendo le proprie strategie. È il caso di Pimco, dove gli economisti Tiffany Wilding e il global cio fixed income Andrew Balls, nell’aggiornare il Cyclical Outlook, hanno individuato nel rischio di stagflazione il pericolo principale per i prossimi mesi. Secondo la loro analisi, il conflitto in atto rappresenta un rilevante shock dell’offerta energetica globale: se la tensione dovesse mantenersi a questi livelli, le conseguenze sarebbero probabilmente di natura stagflazionistica, perché l’aumento dei prezzi delle materie prime spinge l’inflazione verso l’alto mentre, al contempo, frena la crescita economica. Una prospettiva che spinge verso un ripensamento delle asset allocation, con una rinnovata attenzione ai bond di alta qualità, tradizionalmente più resilienti in scenari di questo tipo.
Borse in apnea e attesa di una svolta
L’effetto combinato di questi elementi si riflette già sulle aperture delle piazze finanziarie. Le Borse europee si preparano a un avvio in calo, intimorite proprio dall’allontanarsi di un’intesa tra Stati Uniti e Iran. L’incertezza, insomma, sta creando un divario crescente tra la frenesia dei mercati, che a tratti avevano scommesso su una fine rapida delle ostilità, e la cautela imposta dagli ultimi sviluppi. Mentre i prezzi del greggio continuano a dettare l’agenda, gli investitori si trovano a navigare in un contesto in cui le vecchie certezze – come la tenuta del reddito fisso in periodi di tensioni geopolitiche – vengono messe in discussione dallo spettro di una stagflazione che, se confermata, ridisegnerebbe i rendimenti attesi per i mesi a venire.




