L’eurogruppo si confronta con il caro-petrolio e il rischio di una stagflazione dovuta al conflitto

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo del greggio, che ha nuovamente superato la soglia psicologica dei cento dollari al barile, è tornato a essere il termometro più sensibile del disordine globale, e l’Unione europea, pur disponendo di scorte strategiche per circa tre mesi, osserva con crescente inquietudine l’escalation in Medio Oriente. La riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles, convocata in un clima di evidente tensione, ha visto i ministri delle Finanze confrontarsi con uno scenario che molti ritenevano ormai archiviato: quello di uno shock energetico capace di innescare una pericolosa miscela tra ristagno economico e inflazione galoppante, il cosiddetto fenomeno della stagflazione. Il blocco dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita abitualmente un quinto del traffico mondiale di petrolio, e gli attacchi alle infrastrutture energetiche nel Golfo, stanno di fatto riscrivendo le priorità dell'agenda comunitaria, imponendo una riflessione urgente sulla vulnerabilità del sistema economico europeo.

Il monito di Dombrovskis e lo spettro di uno shock prolungato

Il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, è stato il primo a tradurre in numeri e scenari le apprensioni del momento, intervenendo prima dell’inizio ufficiale dei lavori. Se il conflitto, ha spiegato, dovesse limitarsi a poche settimane, l’impatto potrebbe essere assorbito senza conseguenze strutturali; è l’ipotesi di una crisi che si protragga oltre la quindicina di giorni a far tremare i mercati e i governi. Un blocco prolungato di Hormuz o azioni militari mirate contro gli impianti petroliferi dei paesi del Golfo, ha avvertito Dombrovskis, provocherebbero un'impennata dei prezzi dell'energia che si riverserebbe immediatamente sull’inflazione di fondo, minando al contempo la fiducia di imprese e consumatori e innescando pericolose interruzioni nelle catene di approvvigionamento globale. È questo, nelle parole del commissario, il cuore di un potenziale “shock stagflazionistico sostanziale” per l’economia del continente.

Oltre il prezzo del barile: l’allarme sui derivati e le condizioni di finanziamento

A complicare ulteriormente il quadro, come emerso nel corso della riunione, non è soltanto il costo del greggio in sé, ma l’effetto moltiplicatore che questa crisi sta già esercitando su altri settori nevralgici. Il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, ha sottolineato come l’impatto sia ormai “significativo” e si manifesti attraverso variabili diverse e interconnesse. L’aumento del costo dei fertilizzanti, essenziali per il settore agricolo, le ripercussioni sul traffico aereo e persino un irrigidimento delle condizioni di finanziamento per le imprese sono tutte concause di un malessere economico che rischia di propagarsi a macchia d’olio. Ci troviamo, ha aggiunto Pierrakakis, in una modalità operativa di “gestione della crisi”, con la doppia responsabilità di sostenere la competitività delle aziende europee e di proteggere le famiglie da nuovi e insostenibili picchi dei prezzi.

Scorte e strategie: il dilemma delle riserve strategiche

Proprio sulla necessità di proteggere i cittadini e le imprese si è concentrata una parte del dibattito, con alcuni stati membri che iniziano a interrogarsi sull’opportunità di attingere alle riserve strategiche di petrolio. L’Unione europea, va ricordato, dispone di scorte obbligatorie per legge equivalenti a novanta giorni di consumi netti, un cuscinetto pensato per far fronte a emergenze come quella attuale. Tuttavia, la decisione di utilizzarle è tutt’altro che scontata e richiede un coordinamento delicato, anche in seno all’Agenzia Internazionale dell’Energia. La discussione, al momento, rimanda a possibili piani comuni di rilascio coordinato, ma l’asticella della preoccupazione è destinata a salire ulteriormente se le quotazioni del Brent dovessero mantenere la loro corsa e se il canale di Hormuz dovesse rimanere impercorribile a lungo, bruciando in una sola mattina di scambi i guadagni di un intero anno sui listini europei.

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