Addio ad Alfredo Ambrosetti, l’imprenditore che portò Cernobbio nel mondo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il mondo economico e politico italiano è in lutto per la scomparsa di Alfredo Ambrosetti, spentosi all’età di 94 anni nella sua Varese. Figura emblematica dell’imprenditoria nazionale, Ambrosetti ha incarnato, forse meglio di chiunque altro, la vocazione internazionale di un territorio che seppe proiettare nel dibattito economico globale senza mai perdere di vista le radici locali e le loro esigenze sociali. La notizia della sua morte, giunta ieri, 6 settembre, ha immediatamente generato un coro di reazioni commosse, a partire da Luigi Galdabini, presidente di Confindustria Varese, che ne ha ricordato il ruolo di “insigne rappresentante” della storia recente.

La sua carriera, iniziata negli anni del boom economico, fu caratterizzata da una lungimiranza fuori dal comune: fondò infatti una delle prime società di consulenza strategica in Europa, introducendo nel continente un modello fino ad allora appannaggio delle realtà anglosassoni. Ambrosettti comprese prima di molti altri che il Paese, in piena trasformazione industriale, avrebbe avuto bisogno di competenze manageriali sofisticate e di una visione in grado di coniugare innovazione e concretezza.

Ma è indubbiamente al Forum di Cernobbio – l’appuntamento annuale che da oltre cinquant’anni raduna a Villa d’Este leader della politica, della finanza e dell’industria globale – che il suo nome rimarrà per sempre legato. Quella manifestazione, da lui ideata e cresciuta con tenacia, divenne ben presto molto più di una semplice conferenza: si trasformò in un luogo simbolico, un crocevia unico al mondo dove si sono incontrate – e spesso scontrate – le idee che hanno plasmato l’economia contemporanea. Fu in quel contesto, tra l’altro, che emerse con forza il concetto di “vincolo esterno”, in collaborazione con l’ex presidente del Consiglio Mario Monti

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