Iosè Panizza, l'ultimo saluto tra il dolore dei familiari e la lettera del giovane alla guida
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Redazione Interno
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È stato concesso il nulla osta per i funerali di Iosè Panizza, l'autotrasportatore in pensione di 73 anni vittima mercoledì mattina di un incidente stradale avvenuto a pochi passi dalla sua abitazione, in via Marconi a Cadelbosco Sotto. L'addio, in forma civile, è fissato per oggi pomeriggio alle 16,15 alla casa funeraria della Croce verde a Reggio. Dopo un momento di commiato con familiari e amici, il feretro sarà trasferito al cimitero di Coviolo, in attesa della cremazione, che dovrebbe avvenire a Mantova nei prossimi giorni.
La dinamica dell'incidente sulla provinciale 63
Panizza stava rientrando verso casa dopo la consueta passeggiata mattutina quando, intorno alle 9,20, è stato urtato da una Golf condotta da un giovane del posto. L'uomo si trovava in un punto privo di strisce pedonali, a pochi metri dal civico 93, e secondo la ricostruzione fornita dal conducente agli investigatori si sarebbe spostato all'improvviso sulla carreggiata. Il giovane ha raccontato di averlo visto da lontano e di aver sterzato a sinistra nel tentativo di evitarlo, senza riuscirci.
L'impatto è stato violentissimo e i soccorsi, giunti con ambulanza e automedica, non hanno potuto fare nulla per salvare il pensionato.
L'indagine per omicidio stradale
Il 19enne si è presentato spontaneamente nel pomeriggio alla caserma della Polizia stradale, accompagnato dal padre e dal difensore, l'avvocato Giacomo Fornaciari. È indagato per omicidio stradale per colpa, una contestazione provvisoria in attesa degli accertamenti coordinati dal sostituto procuratore Stefano Finocchiaro. Nelle ore successive al sinistro è emerso un elemento che aveva inizialmente ingenerato confusione: alla guida della Golf non c'era il quarantenne residente in paese, come era sembrato in un primo momento, bensì suo figlio, neopatentato.
Tra i punti ancora da chiarire ci sono la velocità tenuta dal veicolo e la testimonianza di un passante arrivato quasi subito dopo l'urto.
La lettera di Antonio alla famiglia
Il giovane ha affidato a una lettera aperta il proprio strazio, firmandola con il proprio nome, Antonio. «Non vi scrivo per cercare giustificazioni, né per chiedervi perdono o comprensione», ha scritto. «Vi scrivo perché sento il bisogno di farvi sapere che questa tragedia mi ha profondamente scosso e che porterò sempre dentro di me il ricordo di quel giorno». I familiari di Panizza, attraverso il loro avvocato Giovanni Tarquini, hanno chiesto di restare in silenzio nel rispetto del lutto. Il difensore del ragazzo ha riferito che il giovane è sotto choc e non si dà pace.
Il ricordo di un uomo disponibile
Panizza aveva lavorato a lungo come autotrasportatore, con la sede dell'azienda a Cadelbosco Sopra, e da una decina d'anni era in pensione. Coltivava il bricolage, il giardinaggio, la cura dei cani e la chiacchiera quotidiana al bar con gli amici. «Era un uomo generoso, disponibile con tutti, legatissimo al suo lavoro e alla famiglia», lo ricordano i parenti insieme alle tante persone che in questi giorni hanno portato il proprio cordoglio. Lascia la moglie Orianna Iemmi, i figli Gianni e Mirco, le nuore Giorgia ed Elisa e i nipoti Alberto, Simone ed Enrico.
Per volontà della famiglia, eventuali offerte in sua memoria possono essere destinate a opere di bene.
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